Esegesi del Nuovo Testamento
Le donne del Nuovo Testamento
Figure, ruoli e implicazioni teologiche
I vangeli nominano più donne di qualsiasi scritto comparabile dell’antichità greco-romana, e accordano loro ruoli che la trasmissione successiva ha spesso cancellato. Rileggerli richiede di distinguere tre piani: ciò che il testo dice, ciò che la ricezione ne ha fatto, e ciò che la critica storica può stabilire.
Maria di Nazaret
Luca le affida il primo grande testo teologico del suo vangelo. Il Magnificat (Lc 1,46-55) non è una preghiera devozionale privata, ma un cantico di rovesciamento sociale, intessuto di reminiscenze del cantico di Anna (1 Sam 2,1-10): i potenti rovesciati, gli affamati saziati, i ricchi rimandati a mani vuote. Il testo è così carico politicamente che in diverse dittature del XX secolo fu vietato nella proclamazione pubblica.
Marco, al contrario, la colloca tra coloro che vengono a prendere Gesù credendolo fuori di sé (Mc 3,21.31-35), e Gesù vi ridefinisce la parentela mediante il compimento della volontà di Dio. Giovanni la pone all’inizio dei segni (Gv 2,1-11) e ai piedi della croce (Gv 19,25-27). Gli Atti la menzionano un’ultima volta tra i discepoli assidui nella preghiera (At 1,14).
Maria di Magdala
Una reputazione costruita, poi corretta
In nessun luogo il Nuovo Testamento dice che Maria di Magdala fosse una prostituta. Lc 8,2 dice solo che sette demoni erano usciti da lei. La confusione procede da un’omelia di Gregorio Magno pronunciata nel 591, che fonde tre figure distinte: Maria di Magdala, la peccatrice anonima di Lc 7,36-50 e Maria di Betania. L’Occidente latino seguì per quattordici secoli; l’Oriente non le confuse mai. Il calendario romano separò le tre figure nel 1969, e la sua memoria liturgica fu elevata al rango di festa nel 2016.
La sua funzione narrativa è tuttavia considerevole. È in testa alle liste delle donne in tutti e quattro i vangeli, finanzia il ministero itinerante (Lc 8,3), è presente alla crocifissione e alla sepoltura, ed è la prima testimone della risurrezione. In Gv 20,17-18 riceve la missione di annunciare ai discepoli, donde il titolo di apostola apostolorum, apostola degli apostoli, che le diede già Ippolito nel III secolo e che Tommaso d’Aquino riprese.
Le donne che finanziarono il ministero
Lc 8,1-3 è un testo dal peso sociologico spesso sottovalutato: Maria di Magdala, Giovanna moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e «molte altre» provvedevano a Gesù e ai Dodici «con i loro beni» (ἐκ τῶν ὑπαρχόντων αὐταῖς). Il movimento di Gesù dipendeva dunque economicamente da donne con risorse proprie, una delle quali apparteneva alla cerchia della corte erodiana. Un simile patronato femminile è ben attestato altrove nel mondo greco-romano.
Le interlocutrici
| Figura | Testo | Che cosa è in gioco |
|---|---|---|
| La Samaritana | Gv 4,4-42 | Il dialogo più lungo di tutti i vangeli, con una donna, samaritana, di condizione matrimoniale irregolare. Conduce un dibattito teologico sul luogo del culto, riceve la rivelazione dell’ἐγώ εἰμι (4,26) e diventa la prima annunciatrice: «molti Samaritani credettero per la parola della donna» (4,39). |
| La Sirofenicia | Mc 7,24-30; Mt 15,21-28 | L’unico personaggio di tutti i vangeli che prevale in uno scambio con Gesù. La sua replica sui cani e le briciole rovescia l’argomento, e Gesù muta posizione: «per questa parola, va’». Il testo ha alimentato il dibattito sull’umanità e sull’apprendimento di Cristo. |
| Marta di Betania | Gv 11,20-27; Lc 10,38-42 | In Gv 11,27 pronuncia una confessione di fede strettamente parallela a quella di Pietro nei sinottici: «tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che viene nel mondo». La tradizione l’ha ridotta all’attività domestica di Lc 10, eclissando la confessione giovannea. |
| L’emorroissa | Mc 5,25-34 | Una donna in stato di impurità rituale permanente prende l’iniziativa di toccare Gesù, invertendo la logica della contaminazione: non è lei che contamina, è lui che guarisce. Gesù la chiama «figlia», unica occorrenza di questo appellativo. |
| La donna curva | Lc 13,10-17 | Guarita di sabato e chiamata «figlia di Abramo», espressione senza parallelo che le conferisce esplicitamente l’appartenenza all’alleanza. |
| L’unzione di Betania | Mc 14,3-9 | Un atto profetico compiuto da una donna anonima, di cui Gesù dice che sarà raccontato «dovunque sarà proclamato il vangelo», promessa smentita da una tradizione che ne ha perso persino il nome. |
Le donne al sepolcro
I quattro vangeli concordano nel fare delle donne le prime testimoni della tomba vuota, nonostante divergenze sul loro numero e sulla loro identità. Il fatto è notevole in un contesto in cui la testimonianza femminile aveva valore giuridico ridotto: Giuseppe Flavio la esclude espressamente (Antichità 4,219). È proprio ciò che ha indotto molti storici a vedervi un dato tradizionale solido, difficilmente inventato da una comunità desiderosa di convincere. La reazione riferita in Lc 24,11, che le parole delle donne parvero agli apostoli «un vaneggiamento», conferma la difficoltà che questa tradizione poneva.
Studi ginevrini e romandi
- Parmentier, Elisabeth, Lauriane Savoy e Pierrette Daviau, a cura di. Une Bible des femmes. Ginevra: Labor et Fides, 2018.
- Marguerat, Daniel, a cura di. Introduzione al Nuovo Testamento. Torino: Claudiana, 2004.
- Zumstein, Jean. Il Vangelo secondo Giovanni. Torino: Claudiana, 2017.
- Norelli, Enrico. Maria nella letteratura cristiana antica. Bologna: EDB, 2010.
Altri studi
- Schüssler Fiorenza, Elisabeth. In memoria di lei. Una ricostruzione femminista delle origini cristiane. Torino: Claudiana, 1990.
- Schottroff, Luise. Le sorelle impazienti di Lidia. Storia sociale del cristianesimo primitivo in prospettiva femminista. Torino: Claudiana, 2020.
- Ricci, Carla. Maria di Magdala e le molte altre. Donne sul cammino di Gesù. Napoli: D’Auria, 1991.
Gli Atti e le lettere forniscono una documentazione ancora più precisa: nomi, titoli, funzioni. Il capitolo 16 dei Romani, con le sue ventotto persone salutate, dieci delle quali donne, è il documento più denso del Nuovo Testamento sull’organizzazione concreta delle comunità.
I titoli e il loro peso
| Figura | Testo | Titolo greco | Peso |
|---|---|---|---|
| Febe | Rm 16,1-2 | διάκονος e προστάτις | È chiamata diacono della Chiesa di Cencre, col maschile διάκονος e non col femminile posteriore διακόνισσα. Il secondo termine, προστάτις, designa nel mondo greco-romano una patrona, una protettrice in senso giuridico e finanziario. Reca verosimilmente la Lettera ai Romani, il che implica che ne assicurò la lettura e la prima spiegazione. |
| Giunia | Rm 16,7 | ἐπίσημοι ἐν τοῖς ἀποστόλοις | «Insigni tra gli apostoli». Giovanni Crisostomo se ne stupisce nel IV secolo: «quanto grande fu la sapienza di questa donna, per essere giudicata degna del titolo di apostolo». Il dibattito verte su due punti: il sesso della persona e il senso della preposizione. |
| Prisca o Priscilla | At 18; Rm 16,3; 1 Cor 16,19; 2 Tm 4,19 | συνεργός | È nominata prima del marito Aquila in quattro delle sei menzioni, contro l’uso, il che suggerisce una preminenza. Con lui «espone più accuratamente la Via» ad Apollo (At 18,26), cioè istruisce un predicatore. |
| Tabità o Gazzella | At 9,36-42 | μαθήτρια | L’unica occorrenza del femminile di «discepolo» in tutto il Nuovo Testamento. Dirige a Giaffa una rete di assistenza alle vedove. |
| Lidia | At 16,14-15.40 | — | Commerciante di porpora, dunque in un commercio di lusso, capofamiglia e prima convertita d’Europa. La sua casa diventa la base della missione a Filippi. |
| Evodia e Sintiche | Fil 4,2-3 | συνήθλησαν | Hanno «combattuto» con Paolo per il vangelo, verbo del registro agonistico che egli applica altrove al proprio ministero. Il loro disaccordo è abbastanza grave perché Paolo lo tratti in una lettera pubblica, il che segnala il loro peso nella comunità. |
| Cloe, Ninfa, Apfia | 1 Cor 1,11; Col 4,15; Fm 2 | — | Tre donne a capo di case in cui la Chiesa si raduna. Essendo il cristianesimo primitivo domestico, la padrona di casa esercitava di fatto una funzione strutturante. |
| Le figlie di Filippo | At 21,9 | προφητεύουσαι | Quattro donne nubili che profetizzano, menzionate senza commento né restrizione, il che suppone l’ordinarietà della profezia femminile nelle comunità. |
Il dossier Giunia
Una scomparsa filologica
Il testo di Rm 16,7 ha l’accusativo Ἰουνίαν, forma ambigua nella scrittura non accentata. Due letture sono possibili: il femminile Giunia, nome latino estremamente comune, con oltre duecentocinquanta attestazioni epigrafiche a Roma; o un maschile Giunias, presunto ipocoristico di Iunianus, di cui non si conosce alcuna attestazione in tutta l’antichità.
Tutta la tradizione patristica legge un femminile. Il mutamento avviene in età moderna: Lutero traduce un maschile, e le edizioni critiche del XX secolo, da Nestle-Aland fino alla 26ª edizione, stampano Ἰουνιᾶν. Lo studio di Bernadette Brooten del 1977 ha riaperto il dossier; le edizioni recenti sono tornate al femminile.
Resta la seconda questione: ἐπίσημοι ἐν τοῖς ἀποστόλοις significa «insigni tra gli apostoli», dunque appartenenti al gruppo, o «ben noti agli apostoli», dunque esterni? La prima lettura è quella di tutta la tradizione patristica; la seconda fu difesa nel 2001 da Burer e Wallace sulla base di un’indagine sulla costruzione, il cui metodo è stato a sua volta contestato.
Che cosa questo dossier stabilisce e che cosa no
Stabilisce che le donne esercitarono nelle comunità paoline funzioni di patronato, insegnamento, profezia, servizio diaconale e missione itinerante, e che Paolo le designa con lo stesso vocabolario dei collaboratori maschi. Non stabilisce che esercitassero la presidenza eucaristica o una funzione equivalente al presbiterato posteriore, categorie che non esistono ancora nei testi. È questa distinzione che i dibattiti contemporanei sul ministero talvolta attraversano troppo in fretta, in entrambe le direzioni.
Studi ginevrini e romandi
- Parmentier, Elisabeth, Lauriane Savoy e Pierrette Daviau, a cura di. Une Bible des femmes. Ginevra: Labor et Fides, 2018.
- Dettwiler, Andreas, Jean-Daniel Kaestli e Daniel Marguerat, a cura di. Paul, une théologie en construction. Ginevra: Labor et Fides, 2004.
- Marguerat, Daniel. Gli Atti degli apostoli. 2 voll. Bologna: EDB, 2011-2015.
Altri studi
- Brooten, Bernadette. «Junia… Outstanding among the Apostles». In Women Priests, a cura di Leonard e Arlene Swidler, 141-144. New York: Paulist, 1977.
- Epp, Eldon Jay. Junia: The First Woman Apostle. Minneapolis: Fortress, 2005.
- Osiek, Carolyn e Margaret Y. MacDonald. A Woman’s Place: House Churches in Earliest Christianity. Minneapolis: Fortress, 2006.
- Kraemer, Ross S. Her Share of the Blessings. Oxford: Oxford University Press, 1992.
Tre passi paolini restringono la parola o l’autorità delle donne nell’assemblea. Sono al cuore di tutti i dibattiti confessionali contemporanei sul ministero, e ciascuno pone problemi esegetici distinti da trattare separatamente.
1 Corinzi 11,2-16
Paolo regola qui la questione del velo nella preghiera e nella profezia. Il punto decisivo è spesso trascurato: il testo presuppone che le donne preghino e profetizzino nell’assemblea (11,5), e ne discute solo l’abbigliamento. Sarebbe incoerente regolare l’abito di una pratica vietata altrove.
Il dibattito su κεφαλή
Tutta l’argomentazione poggia sul senso di κεφαλή, «capo», in 11,3. Due letture si oppongono. Il senso di autorità, dominante nell’esegesi tradizionale e difeso da Wayne Grudem sulla base di uno spoglio della letteratura greca. Il senso di fonte o origine, difeso in particolare da Gordon Fee, che si appoggia sull’uso ellenistico e sul seguito del ragionamento paolino, poiché 11,8-9 argomenta a partire dall’origine della donna tratta dall’uomo in Gen 2.
La conclusione del passo complica ulteriormente le cose: «la donna non è senza l’uomo né l’uomo senza la donna nel Signore; perché come la donna viene dall’uomo, così l’uomo nasce dalla donna, e tutto viene da Dio» (11,11-12). Paolo stesso corregge la portata gerarchica del proprio argomento.
1 Corinzi 14,34-35
«Le donne tacciano nelle assemblee.» Il passo è in diretta contraddizione con 11,5, il che ha suscitato quattro tipi di spiegazione.
| Ipotesi | Argomento | Difficoltà |
|---|---|---|
| Interpolazione | Il passo è spostato dopo il v. 40 nel testo occidentale (D, F, G e diversi testimoni latini). Una tale posizione fluttuante è un segno classico di glossa marginale incorporata nel testo. Gordon Fee ne fa l’argomento centrale. | Nessun manoscritto lo omette semplicemente; lo spostamento può spiegarsi altrimenti. |
| Restrizione contestuale | Il verbo impiegato (λαλεῖν) e la menzione dell’interrogare a casa suggeriscono che si tratti di interruzioni disordinate o di domande durante il vaglio delle profezie, non della profezia stessa. | La formulazione resta generale e il richiamo alla «Legge» nel v. 34 ne irrigidisce la portata. |
| Citazione confutata | Paolo citerebbe uno slogan corinzio per confutarlo nel v. 36, procedimento che usa altrove nella lettera (cfr. 6,12; 7,1). | Nulla segnala tipograficamente la citazione, e la ricostruzione resta congetturale. |
| Lettura normativa | Il testo stabilisce una regola permanente, distinta dal caso di 11,5, che riguarderebbe un contesto non liturgico. | La distinzione tra i due contesti non è nel testo. |
1 Timoteo 2,11-15
Il testo più restrittivo del corpus, e quello la cui attribuzione è più discussa: le Pastorali sono ampiamente ritenute deuteropaoline.
L’ἅπαξ del versetto 12
Il verbo αὐθεντεῖν è un ἅπαξ λεγόμενον del Nuovo Testamento, e il suo senso esatto è oggetto di una vivace controversia filologica. Il greco classico conosce usi che vanno da «commettere un omicidio» a «esercitare un’autorità assoluta», passando per «arrogarsi». Paolo usa altrove ἐξουσιάζειν per l’autorità ordinaria, il che suggerisce che la scelta di un termine raro porti una sfumatura particolare, probabilmente quella di un’autorità usurpata o abusiva più che dell’insegnamento in quanto tale.
Il versetto 15, «sarà salvata partorendo figli», è uno dei cruces del Nuovo Testamento. Le letture divergono tra un’allusione alla nascita di Cristo, una promessa di preservazione nel parto, e una polemica contro un ascetismo efesino ostile al matrimonio, di cui 1 Tm 4,3 reca traccia.
Il contrappeso: Galati 3,28
La terza coppia si distingue dalle altre due per la formulazione: dove Paolo scrive «né… né», qui passa a ἄρσεν καὶ θῆλυ, «maschio e femmina», che cita letteralmente Gen 1,27 nella Settanta. La formula non nega dunque la differenza sessuale, ma dichiara che essa non fonda più una gerarchia di statuto nel corpo ecclesiale.
Il dibattito riguarda la sua portata: si tratta di un enunciato strettamente soteriologico, l’uguale accesso alla salvezza, o anche ecclesiologico e sociale? Le posizioni complementarista ed egualitaria si separano proprio qui.
Le due letture contemporanee
I testi restrittivi sono normativi e transculturali. Fondano una distinzione di ruoli, non di valore: uomo e donna sono uguali in dignità e differenziati nella funzione. L’argomento poggia sul fatto che 1 Tm 2,13-14 motiva la regola con la creazione e non con la cultura. Rappresentanti: Grudem, Piper, Schreiner.
I testi restrittivi rispondono a situazioni locali, e la pratica attestata negli Atti e in Rm 16 mostra che la restrizione non era né generale né permanente. Gal 3,28 fornisce il principio ermeneutico, e i testi restrittivi vanno letti alla sua luce. Rappresentanti: Fee, Wright, Bilezikian, Payne.
Studi ginevrini e romandi
- Parmentier, Elisabeth, Lauriane Savoy e Pierrette Daviau, a cura di. Une Bible des femmes. Ginevra: Labor et Fides, 2018.
- Parmentier, Elisabeth. Les filles prodigues. Défis des théologies féministes. Ginevra: Labor et Fides, 1998.
- Bonnard, Pierre. L’Épître de saint Paul aux Galates. CNT 9. Ginevra: Labor et Fides, 1972.
Altri studi
- Fee, Gordon D. The First Epistle to the Corinthians. NICNT. 2ª ed. Grand Rapids: Eerdmans, 2014.
- Payne, Philip B. Man and Woman, One in Christ. Grand Rapids: Zondervan, 2009.
- Grudem, Wayne e John Piper, a cura di. Recovering Biblical Manhood and Womanhood. Wheaton: Crossway, 1991.
- Hylen, Susan E. Women in the New Testament World. Oxford: Oxford University Press, 2019.
La posta in gioco non si riduce alla questione dell’ordinazione. Tocca l’ermeneutica stessa: come leggere un corpus trasmesso da una tradizione che ha filtrato ciò che conteneva, e secondo quali criteri gerarchizzare testi che non dicono la stessa cosa.
Il filtro della trasmissione
Tre casi documentano il fenomeno con precisione. Giunia diventa Giunias senza base manoscritta. Maria di Magdala, testimone pasquale, diventa prostituta per fusione omiletica. La donna dell’unzione, del cui gesto Gesù annuncia che sarà raccontato ovunque, perde il nome già in Marco. In tutti e tre i casi l’alterazione non viene dal testo ma dalla sua ricezione, il che fornisce un argomento metodologico: la critica storica può qui correggere la tradizione appoggiandosi ai documenti che la tradizione stessa ha trasmesso.
Due ermeneutiche
| Approccio | Principio | Difficoltà |
|---|---|---|
| Ermeneutica del sospetto Schüssler Fiorenza | I testi sono androcentrici nella loro stessa composizione; bisogna leggere contropelo per restituire la memoria cancellata delle donne, trattando le menzioni residue come la punta visibile di una realtà più vasta. | Il procedimento rischia di ricostruire una storia dai silenzi, senza controllo documentario. |
| Ermeneutica canonica | Il canone ricevuto fa autorità così com’è; i testi restrittivi e i testi che attestano la partecipazione vanno tenuti insieme, senza subordinare gli uni agli altri. | Non fornisce alcun criterio per decidere quando i testi si contraddicono, che è precisamente il caso. |
Una via di mezzo, spesso adottata nell’esegesi accademica di lingua francese, distingue il livello della pratica attestata, storicamente stabilito da Rm 16 e dagli Atti, dal livello della normatività teologica, che spetta a una decisione confessionale assunta come tale e non deducibile dal solo testo.
Una Bibbia delle donne, da Stanton a Ginevra
Due imprese a centovent’anni di distanza
Nel 1895 e nel 1898 Elizabeth Cady Stanton e un comitato di collaboratrici pubblicarono The Woman’s Bible, il primo commento biblico esplicitamente femminile, che suscitò considerevole scandalo e fu sconfessato dallo stesso movimento suffragista.
Nel 2018 Elisabeth Parmentier e Lauriane Savoy, della Facoltà di teologia dell’Università di Ginevra, con Pierrette Daviau, pubblicarono Une Bible des femmes: venti teologhe di diverse confessioni rileggono testi biblici. Il progetto rivendica esplicitamente l’eredità di Stanton distinguendosene per il metodo, accademico e non militante, e per il carattere ecumenico.
Conseguenze per il ministero
Le posizioni confessionali attuali non discendono meccanicamente dall’esegesi, ed è importante riconoscerlo. La Chiesa cattolica ritiene la questione chiusa da Ordinatio Sacerdotalis (1994), appoggiandosi meno sui testi restrittivi che sull’argomento della scelta dei Dodici e della costanza della Tradizione. L’Ortodossia invoca parimenti la Tradizione, pur riaprendo il dossier del diaconato femminile. Le Chiese riformate e luterane ordinano donne dal 1958 in Svezia, dal 1966 nel canton Vaud e dal 1968 a Ginevra, appoggiandosi su Gal 3,28 e sul carattere contestuale delle restrizioni. Il mondo evangelicale resta diviso.
Il dibattito esegetico e quello ecclesiologico non coincidono dunque esattamente: si può riconoscere la partecipazione delle donne attestata in Rm 16 ritenendo al tempo stesso che la struttura del ministero spetti a un’altra decisione, e viceversa.
Studi ginevrini e romandi
- Parmentier, Elisabeth, Lauriane Savoy e Pierrette Daviau, a cura di. Une Bible des femmes. Ginevra: Labor et Fides, 2018.
- Parmentier, Elisabeth. Les filles prodigues. Ginevra: Labor et Fides, 1998.
- Marguerat, Daniel, a cura di. Introduzione al Nuovo Testamento. Torino: Claudiana, 2004.
Altri studi
- Schüssler Fiorenza, Elisabeth. In memoria di lei. Torino: Claudiana, 1990.
- Stanton, Elizabeth Cady. The Woman’s Bible. New York: European Publishing Company, 1895-1898.
- Osiek, Carolyn e Margaret Y. MacDonald. A Woman’s Place. Minneapolis: Fortress, 2006.
- Hylen, Susan E. Women in the New Testament World. Oxford: Oxford University Press, 2019.
- Giovanni Paolo II. Ordinatio Sacerdotalis. Città del Vaticano, 1994.
Quiz — Le donne del Nuovo Testamento
Quale titolo greco dà Paolo a Febe in Rm 16,1-2?
- διακόνισσα, forma femminile di diacono
- διάκονος, al maschile, e προστάτις, patrona
- πρεσβυτέρα, anziana
- χήρα, vedova iscritta
Il femminile διακόνισσα compare solo più tardi