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Lettera di Giuda (Gd)

Una sola lettera, venticinque versetti, ma un testimone capitale della cristologia alta primitiva e un nodo del dibattito protestante sul canone delle Scritture, per le sue citazioni esplicite di 1 Enoch e dell’Assunzione di Mosè.

Presentazione

Autore
Ioudas Iēsou Christou doulos, adelphos de Iakōbou: «Giuda, servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo» (Gd 1). L’identificazione tradizionale lo riconosce in Giuda, fratello di Gesù secondo Mt 13,55 e Mc 6,3, distinto da Giuda Iscariota e da Giuda Taddeo dei Dodici. Questa identificazione fa dell’autore un membro della parentela carnale di Gesù (desposynoi), come suo fratello Giacomo il Giusto.
Data di redazione
Molto discussa. Tre forchette: (a) 50-60 d.C. se ne è autore diretto Giuda il fratello del Signore, prima della caduta del Tempio (Bauckham, Davids); (b) 80-100 se la lettera riflette già una situazione postapostolica che combatte uno gnosticismo nascente (maggioranza critica: Kümmel, Schnelle); (c) 100-130 nell’ipotesi pseudepigrafica tardiva (minoranza: Bultmann, Schmithals).
Destinatari
Indirizzata «a coloro che sono stati chiamati, amati in Dio Padre e custoditi per Gesù Cristo» (v. 1). Nessuna localizzazione geografica. Probabile comunità giudeocristiana palestinese o siro-palestinese (familiarità con la letteratura giudaica apocalittica).
Luogo di redazione
Ignoto. Ipotesi: Palestina (Bauckham), Siria (Schnelle), Egitto (Wisse). Nessuna traccia decisiva.
Occasione / contesto
Comparsa nella comunità di «uomini empi» (asebeis, v. 4) che mutano «la grazia del nostro Dio in dissolutezza» e rinnegano «il nostro unico padrone e Signore Gesù Cristo». Identificazione precisa contestata: libertini gnosticizzanti? carpocraziani? simoniani? L’autore non nomina il gruppo.
Lingua originale
Greco della koinè di buona qualità letteraria, con vocabolario ricco (tredici hapax legomena in venticinque versetti) e allusioni precise alla letteratura giudaica intertestamentaria in greco.
Posto nel canone
Canonica nelle tre grandi tradizioni cristiane, ma con una ricezione tardiva e discussa: antilegomenon in Eusebio (Storia ecclesiastica III, 25, 3), non riconosciuta dalla Chiesa siriaca (Peshitta) fino al VI secolo. Inclusa nel canone dal concilio di Cartagine (397) per l’Occidente e dal Trullano (692) per l’Oriente.

Autenticità e critica dell’attribuzione

La questione dell’autenticità è una delle più dibattute del Nuovo Testamento e struttura largamente la lettura confessionale della lettera.

Posizione tradizionale (autore storico: Giuda fratello del Signore). Difesa dai Padri (Origene, Tertulliano, Clemente Alessandrino) e dai cattolici moderni (Charue, Spicq), oltre che da alcuni protestanti conservatori (Bauckham 1983, Davids 2006). Argomenti: (a) la formula modesta «fratello di Giacomo» anziché «fratello del Signore» depone a favore dell’umiltà storica; (b) la familiarità con la letteratura giudaica intertestamentaria suggerisce un ambiente palestinese primitivo; (c) assenza di tracce di polemiche postapostoliche strutturate.

Posizione maggioritaria moderna (pseudepigrafo). Difesa dalla maggioranza dell’esegesi critica tedesca e anglosassone (Kümmel, Schnelle, Vouga, Frey). Argomenti: (a) il greco letterario della lettera è giudicato incompatibile con un galileo di lingua aramaica; (b) la situazione polemica descritta (libertinaggio dottrinale organizzato) supporrebbe una tappa postapostolica; (c) la menzione al v. 17, «ricordatevi delle parole predette dagli apostoli», suggerisce una distanza generazionale.

Posizione minoritaria (pseudepigrafo tardivo). Bultmann, Schmithals: autore dell’inizio del II secolo che si serve del nome di Giuda per autorità.

La questione dell’autenticità resta aperta e non ha ricevuto soluzione consensuale. La posizione maggioritaria attuale si colloca tra la pseudepigrafia moderata (redazione postapostolica attribuita da un discepolo) e l’autenticità tardiva (un Giuda reale che detta o supervisiona la lettera in greco tramite un segretario competente — modello «Pietro-Silvano» di 1 Pt 5,12).

Struttura letteraria

  1. Saluto e rendimento di grazie (Gd 1-2)

    Indirizzo trinitario (Padre-Figlio, menzione implicita dello Spirito ai vv. 19-20). Augurio di pace e di misericordia.

  2. Occasione della lettera: «combattere per la fede» (Gd 3-4)

    Annuncio del progetto iniziale («scrivere della nostra comune salvezza») e del riorientamento verso la polemica. Presentazione degli avversari: asebeis, libertini cristologicamente devianti.

  3. Triplice esempio veterotestamentario del giudizio (Gd 5-7)

    Israele nel deserto (Nm 14) — angeli caduti (riferimento a 1 Enoch 6-19) — Sodoma e Gomorra (Gen 19). Modello tradizionale apocalittico.

  4. Caratterizzazione degli avversari (Gd 8-13)

    Sette caratteristiche in specchio ai tre esempi: contaminazione della carne, disprezzo dell’autorità, bestemmia. Citazione esplicita dell’Assunzione di Mosè (v. 9, disputa tra Michele e il diavolo sul corpo di Mosè). Sette paragoni retorici (scogli, nuvole senza acqua, alberi senza frutto, onde furiose, stelle erranti — vocabolario apocalittico).

  5. Citazione esplicita di 1 Enoch (Gd 14-16)

    «Profetò anche per loro Enoch, settimo dopo Adamo…» (citazione di 1 Enoch 1,9). L’unico caso in tutto il NT di una citazione esplicita e nominale di un testo giudaico extracanonico presentato come profetico.

  6. Esortazione ai fedeli (Gd 17-23)

    Appello a ricordare gli apostoli, preghiera nello Spirito, attesa della misericordia del Signore Gesù Cristo. Triplice atteggiamento verso chi dubita o cade: convincere, salvare strappando dal fuoco, avere pietà con timore.

  7. Dossologia finale (Gd 24-25)

    Una delle dossologie cristologiche più alte del NT: «A colui che può preservarvi da ogni caduta… all’unico Dio, nostro Salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza, prima di ogni tempo, ora e per tutti i secoli. Amen.»

Teologia principale

Cristologia alta primitiva

Giuda è uno dei testimoni più precoci di una cristologia alta. La lettera chiama Gesù Cristo «il nostro unico padrone e Signore» (ton monon despotēn kai kyrion hēmōn Iēsoun Christon, v. 4), con il titolo despotēs abitualmente riservato a Dio nei Settanta. La dossologia finale (v. 25) attribuisce la gloria «all’unico Dio, nostro Salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore»: la struttura mediazionale colloca Gesù Cristo come intermediario attivo della lode eterna.

Ancor più, al v. 5 alcuni manoscritti antichi (P72, B, Codice di Beza) leggono: «Gesù, dopo aver salvato il suo popolo dal paese d’Egitto», anziché «il Signore». Questa lezione, accolta da NA28 e dall’edizione critica di Bauckham, fa di Giuda un testimone maggiore di una cristologia preesistenziale in cui Cristo è identificato con lo YHWH dell’Esodo — convergenza con 1 Cor 10,4 («quella roccia era il Cristo»).

Uso cristiano della letteratura giudaica intertestamentaria

Giuda costituisce l’unico caso del Nuovo Testamento in cui un testo giudaico extracanonico è citato esplicitamente e nominalmente come profetico. Il v. 14 introduce la citazione con la formula tecnica eprophēteusen Henōch (Enoch profetò), seguita da una citazione letterale di 1 Enoch 1,9 (libro etiopico ritrovato nel 1773 da James Bruce).

Analogamente, il v. 9 (disputa tra Michele e il diavolo sul corpo di Mosè) rinvia all’Assunzione di Mosè (o Testamento di Mosè), testo giudaico perduto di cui si conserva soltanto un frammento latino del V secolo (Codice Ambrosiano L 5).

Questa integrazione esplicita ha posto un problema permanente alla teologia cristiana: un testo canonicamente ricevuto cita come ispirato un testo canonicamente respinto. Conseguenze per il dibattito sul canone protestante (cfr. la disputa confessionale più oltre).

Escatologia apocalittica

La lettera mobilita l’insieme del vocabolario apocalittico giudaico del Secondo Tempio: giudizio finale, angeli caduti (v. 6, allusione a 1 Enoch 6-19 sui Vigilanti), fuoco eterno (v. 7), tenebre preparate (v. 13). Cristo vi appare come giudice escatologico circondato «dalle sue sante miriadi» (v. 14, citazione enochica), espressione che sarà ripresa da Ap 19,14.

Lo schema è rigorosamente bipartito: gli «empi» presenti sono già stati giudicati e la loro distruzione è imminente. Nessun chiliasmo, nessuna escatologia inaugurata come in Paolo; nessuna pneumatologia sviluppata come in 2 Pietro. Escatologia classica apocalittica giudaica cristianizzata.

Dispute teologiche maggiori

Le dispute seguenti mobilitano le sei grandi voci confessionali (cattolica, ortodossa, riformata, luterana, anglicana, anabattista), con interiezioni del Professor Tryphon Goldberg, persona pedagogica ebraica del sito.

1. L’uso della letteratura pseudepigrafa giudaica (1 Enoch, Assunzione di Mosè) compromette l’ispirazione di Giuda?

È la disputa più strutturante della storia della ricezione di Giuda. Già nei secoli IV-V la citazione esplicita di 1 Enoch nel canone ha fatto problema. Riemerge con forza alla Riforma e resta viva ancora oggi.

cattolica

L’ispirazione biblica non è messa in causa dalle fonti a cui Giuda ricorre. L’ispirazione riguarda il senso teologico trasmesso, non l’autorità indipendente dei materiali utilizzati. Agostino (De civitate Dei XV, 23) ammette la citazione di Enoch senza dedurne la canonicità del libro etiopico. Posizione confermata dalla Pontificia Commissione Biblica (1909) e ripresa da Verbum Domini di Benedetto XVI (2010, §§19-21).

ortodossa

La Chiesa ortodossa distingue rigorosamente tra canone (la Settanta greca, fissata dalla tradizione liturgica) e ispirazione profetica in senso lato. Giuda utilizza profezie autentiche (Enoch ha effettivamente profetato) senza che il libro etiopico sia per ciò stesso canonizzato. Posizione di Giovanni Damasceno (De fide orthodoxa IV, 17) ripresa da Florovskij: il canone è ciò che la tradizione vivente della Chiesa ha trasmesso come Parola di Dio, non un testo chiuso per sovranità umana. La Chiesa etiopica tewahedo, per eccezione, conserva 1 Enoch nel suo canone — divergenza antica ma senza rottura di comunione.

riformata

La posizione calviniana classica (Istituzione III, 8; Commento a Giuda, 1551) distingue l’ispirazione quod ad scriptum (l’oggetto scritto) e quod ad sensum (il senso trasmesso). Giuda è ispirato nel suo insegnamento; utilizza materiali culturali giudaici disponibili, alcuni dei quali contengono elementi veri conservati dalla provvidenza divina, senza che ciò elevi le fonti al rango di Parola. Gli Standard di Westminster (1647) mantengono la stessa posizione: ciò che è detto è vero, ma ciò che è citato non è per questo canonizzato. Posizione difesa da John Owen (The Divine Original of the Scripture, 1659).

luterana

Lutero stesso (Prefazioni al Nuovo Testamento, 1522) collocava Giuda tra le lettere «discusse» (Antilegomena) del NT, accanto a Ebrei, Giacomo e Apocalisse. Giudicava Giuda «non equivalente ai libri principali» ma utile all’edificazione. La Confessione di Augusta non discute questa questione e il luteranesimo ortodosso (Chemnitz, Examen Concilii Tridentini) ha infine reintegrato pienamente Giuda. La questione dei materiali pseudepigrafi è secondaria: ciò che conta è che la dossologia cristologica finale (vv. 24-25) predica il Cristo. Posizione confermata dalla Formula di Concordia (1577) e dal luteranesimo contemporaneo (Forde, Bayer).

anglicana

L’anglicanesimo ha ereditato la posizione della Chiesa antica d’Occidente senza deciderla dogmaticamente. Articolo VI dei Trentanove Articoli (1571): per Sacra Scrittura si intendono quei libri canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento sulla cui autorità non vi fu mai dubbio nella Chiesa. Ora, l’autorità di Giuda è stata messa in dubbio (Eusebio, Antilegomena). L’anglicanesimo classico (Andrewes, Pearson) accetta Giuda come ispirata ma ne riconosce lo statuto storico di «libro discusso». La questione delle fonti pseudepigrafe è trattata come questione di storia dei testi, non come minaccia dottrinale. Posizione confermata da Doctrine in the Church of England (1938).

anabattista

Le confessioni anabattiste (Schleitheim 1527, Dordrecht 1632) non si soffermano sulla questione del canone, che ricevono globalmente dalla tradizione. Ma l’uso anabattista di Giuda mette l’accento sulle esortazioni pratiche (vv. 17-23: convincere, salvare, avere pietà) e sulla disciplina comunitaria in ambiente di falsa dottrina — convergenza con la pratica del Bann (scomunica-reintegrazione). L’uso di Enoch non è un problema per la sensibilità anabattista, che trattiene la centralità della testimonianza profetica senza fermarsi alla critica testuale moderna. Posizione difesa da Menno Simons (Fondamento della dottrina cristiana, 1539-1540) e dalla tradizione mennonita contemporanea (John Howard Yoder).

Sintesi

Nessuna delle sei posizioni nega l’ispirazione di Giuda. Tutte accettano la lettera nel canone, malgrado la controversia storica attestata. Il disaccordo verte sulla natura del rapporto tra ispirazione e fonti: trasmissione organica (cattolica-ortodossa), distinzione scriptum/sensum (riformata), gerarchia interna al canone (luterana), storia testuale assunta (anglicana), priorità pratica sulla critica (anabattista). Il dialogo ebraico-cristiano di Tryphon Goldberg mette in luce un punto spesso taciuto: la pluralità testuale del giudaismo del Secondo Tempio è lo sfondo comune di tutte queste posizioni, e l’uso cristiano di 1 Enoch da parte di Giuda è, paradossalmente, un testimone di questa memoria condivisa.

2. Il rapporto di dipendenza tra Giuda e 2 Pietro

La parentela letteraria tra Giuda e 2 Pietro 2 è tanto forte (diciannove versetti di Giuda trovano un parallelo in 2 Pt) che i due non possono essere indipendenti. La questione è: chi ha copiato chi?

cattolica

Posizione dominante nell’esegesi cattolica postconciliare (Spicq, Brown, Charles): 2 Pietro dipende da Giuda. Argomenti: (a) Giuda è più breve e più denso; (b) 2 Pt sembra sviluppare e addolcire alcuni passi urtanti di Giuda (soppressione della citazione enochica esplicita); (c) il greco di 2 Pt è più tardo e più ricercato. Questa dipendenza non minaccia la canonicità di 2 Pt per il cattolicesimo, che distingue ispirazione e originalità materiale. Posizione difesa da Raymond Brown (Introduction to the New Testament, 1997).

ortodossa

Posizione tradizionale (Teofilatto di Ocrida, Ecumenio): 2 Pietro è anteriore; Giuda riassume o riecheggia 2 Pt. Questa posizione è minoritaria nell’esegesi moderna ma resta difesa da alcuni ortodossi per preservare l’attribuzione petrina di 2 Pt. Più recentemente l’ortodossia accademica (Vaporis, Stylianopoulos) ammette la dipendenza 2 Pt → Giuda come questione di storia letteraria che non tocca l’ispirazione comune dei due libri.

riformata

L’esegesi riformata moderna (Bauckham 1983, Davids 2006, Schreiner 2003) accetta la dipendenza 2 Pt → Giuda. Calvino stesso (Commento 1551) aveva notato la parentela senza risolverla. La sola Scriptura non esige l’indipendenza dei libri tra loro: Paolo stesso cita Arato (At 17,28), Menandro (1 Cor 15,33), Epimenide (Tt 1,12). L’utilizzo di Giuda da parte di 2 Pietro è, dal punto di vista della dottrina dell’ispirazione, dello stesso ordine. Posizione difesa da Bauckham (Jude, 2 Peter, WBC, 1983).

luterana

Lutero collocava entrambe nei suoi Antilegomena. La questione della dipendenza non solleva dunque presso di lui una difficoltà supplementare. L’esegesi luterana contemporanea (Reicke, Knoch) ammette la dipendenza 2 Pt → Giuda senza difficoltà dottrinale, notando che le due lettere predicano un medesimo Cristo e un medesimo appello alla vigilanza.

anglicana

L’esegesi anglicana (Mayor, Plummer, Wand, e più recentemente Bauckham, formatosi a Cambridge) ha accettato molto presto la priorità di Giuda su 2 Pt. C. E. B. Cranfield (I and II Peter and Jude, 1960) ne fa una tesi corrente. La questione è trattata come storico-letteraria, non dottrinale.

anabattista

La questione della priorità letteraria non ha ricevuto particolare attenzione dogmatica presso gli anabattisti. Le due lettere sono ricevute come parola di Dio e usate pastoralmente contro i falsi dottori (tanto contro gli antianabattisti quanto contro le deviazioni interne). Posizione pragmatica.

Sintesi

Il consenso moderno (cattolico, riformato, anglicano, luterano) è che 2 Pietro dipenda da Giuda. Gli ortodossi tradizionali resistono ancora, ma l’ambiente accademico ortodosso è evoluto. Questa dipendenza non minaccia l’ispirazione dei due testi: colloca il loro rapporto nella normale storia letteraria del cristianesimo primitivo, in cui trasmissione, ripresa e amplificazione dei temi erano pratica corrente.

3. L’identità degli «empi» (asebeis, v. 4) combattuti da Giuda

Giuda polemizza violentemente contro un gruppo di «empi» che pervertono la grazia e rinnegano il Signore. Ma chi sono? Il testo non li nomina mai esplicitamente, e le ipotesi sono variate dalla patristica ai nostri giorni.

cattolica

Tradizione patristica (Clemente Alessandrino, Origene): sono i carpocraziani, setta gnostica libertina di Alessandria che praticava la comunanza dei beni e delle donne in nome della libertà cristiana. L’esegesi cattolica moderna (Spicq, Brown) rifiuta questa identificazione precisa e preferisce parlare di «libertini pregnostici» senza nominare un movimento preciso.

ortodossa

L’ortodossia patristica ha identificato gli avversari come simoniani (discepoli di Simon Mago di At 8). Posizione di Ireneo (Adversus Haereses I, 23-27) ripresa dai commentatori bizantini (Teofilatto). Il simonismo è presentato come la matrice di tutte le gnosi successive, e Giuda ne sarebbe il primo combattente. Posizione difesa dall’Orthodox Study Bible (2008).

riformata

Calvino (Commento 1551) identifica prudentemente gli avversari come «gente che si introduce nella Chiesa negando Cristo con le proprie opere». Nessuna identificazione settaria precisa. Calvino trattiene soprattutto che Giuda combatte l’antinomismo e l’uso deformato della grazia, problema permanente della Chiesa. L’esegesi riformata contemporanea (Schreiner, Bauckham) parla di una corrente giudeocristiana ellenizzata che radicalizzava la libertà paolina in libertinaggio dottrinale.

luterana

L’esegesi luterana (Schlatter, Stählin) tende a identificare gli avversari come libertini di tendenza gnosticizzante che radicalizzavano Paolo (1 Cor 6,12; 10,23: «tutto è lecito») in senso antinomista. La tipologia luterana distingue, nella storia della Chiesa, la deviazione «antinomista» (gli Schwärmer, i chiliasti radicali) dalla deviazione «legalista» (il giudaismo rabbinico secondo Lutero, e il cattolicesimo tridentino). Giuda combatte la prima. Posizione difesa da Käsemann (Eine Apologie der urchristlichen Eschatologie, 1952).

anglicana

L’esegesi anglicana storico-critica (Mayor 1907, Bigg 1901) propende per avversari difficili da identificare con precisione ma corrispondenti a un tipo storico: cristiani di origine giudaica o proselitica che, sedotti da correnti apocalittiche marginali, derivavano verso un libertinaggio motivato da una concezione deformata della grazia. Posizione difesa da J. N. D. Kelly (The Epistles of Peter and Jude, 1969).

anabattista

La tradizione anabattista ha visto negli avversari di Giuda prefigurazioni dei «falsi fratelli» che hanno lacerato il cristianesimo attraverso i secoli — compreso, secondo una lettura polemica, il cristianesimo magisteriale divenuto mondano dopo Costantino. Lettura usata da alcuni anabattisti radicali del XVI secolo (Hofmann) per combattere la Chiesa ufficiale. La tradizione mennonita contemporanea (Yoder, Murray) addolcisce questa lettura riferendola a ogni forma di accomodamento con il mondo.

Sintesi

Le sei tradizioni convergono sul fatto che gli avversari di Giuda siano un gruppo storico reale del I secolo che radicalizzava la grazia in libertinaggio dottrinale. Divergono sull’identificazione precisa (carpocraziani, simoniani, antinomisti paolini, libertini giudeo-ellenistici, tipo generale). La saggezza ermeneutica contemporanea, condivisa dalla maggioranza degli esegeti, consiste nel riconoscere la difficoltà di un’identificazione precisa discernendo al tempo stesso il tipo storico generale.

Ricezione storica

Ricezione patristica (II-V sec.)

II-III secolo. Giuda è ricevuta nella Chiesa antica già dal II secolo (il canone di Muratori, verso il 170-200, la menziona). Clemente Alessandrino (Stromata III, 18) la cita come ispirata e la commenta. Origene (Commento a Matteo X, 17) la difende esplicitamente: Giuda ha scritto una lettera di pochi versetti ma piena di sane parole della grazia celeste. Tertulliano (De cultu feminarum I, 3) cita Enoch sull’autorità di Giuda.

IV-V secolo. Eusebio di Cesarea (Storia ecclesiastica III, 25, 3) la colloca tra gli antilegomena, libri riconosciuti da alcune Chiese e contestati da altre. Girolamo (De viris illustribus 4) nota la contestazione ma la include nel suo canone. Agostino la utilizza nella Città di Dio (XV, 23) a proposito degli angeli caduti. Il concilio di Cartagine (397) la canonizza per l’Occidente latino.

Chiesa siriaca. Assente dalla Peshitta (canone siriaco fino al VI secolo). Integrata soltanto con la versione Arcleana (616) e più tardi ancora. Questa assenza dal canone siriaco ha alimentato le contestazioni protestanti successive.

Ricezione medievale

La lettera ha attirato poca attenzione medievale latina, che ne faceva essenzialmente un florilegio di minacce escatologiche contro gli eretici. Beda il Venerabile redige un breve commento (In Epistolam Iudae, VIII secolo). Tommaso d’Aquino non ne ha lasciato un commento continuo, ma cita Giuda una decina di volte nella Summa, principalmente sugli angeli (Summa theologiae I, qq. 63-64) e sull’escatologia (Summa, Suppl., q. 86).

La tradizione cattolica medievale ha accentuato la lettura apocalittica: gli angeli caduti di Gd 6 nutrono l’immaginario dell’Inferno di Dante (Inferno IX, custodito dai demoni ribelli), degli affreschi di Giotto (Padova, Cappella degli Scrovegni) e di Michelangelo (Cappella Sistina, Giudizio universale).

Ricezione della Riforma

Lutero. Nelle sue prefazioni al Nuovo Testamento (1522) Lutero giudica Giuda «non equivalente ai libri principali» e la colloca tra gli Antilegomena. Ma non la toglie dal canone tedesco. Il testo è conservato nella Lutherbibel.

Calvino. Calvino scrive un Commento alla lettera di Giuda (1551). La difende come ispirata e utile, malgrado la contestazione patristica. Vi vede un avvertimento essenziale contro l’antinomismo — combattimento che lo preoccuperà tutta la vita di fronte ai libertini ginevrini.

Anabattisti. Menno Simons (Fondamento della dottrina cristiana, 1539-1540) cita Gd 3-4 come testo fondatore della disciplina comunitaria: «combattere per la fede trasmessa una volta per sempre ai santi». Lettura che ispira la pratica del Bann contro i devianti.

Ricezione moderna (XIX-XXI sec.)

L’esegesi critica moderna ha molto dibattuto Giuda. Il lavoro fondativo resta quello di Joseph B. Mayor (The Epistle of St. Jude and the Second Epistle of St. Peter, 1907), che stabilisce la priorità di Giuda su 2 Pietro. Richard Bauckham (Jude, 2 Peter, WBC, 1983) rinnova la lettura storica sostenendo l’autenticità della lettera come opera di Giuda fratello del Signore.

L’esegesi contemporanea (Schnelle 2007, Frey 2015) esplora i legami tra Giuda e la letteratura giudaica intertestamentaria di Qumran, dove 1 Enoch è riccamente attestato (almeno undici manoscritti aramaici). Questa scoperta ha modificato la percezione della lettera: Giuda non utilizza un testo marginale, ma un testo di autorità riconosciuta in alcune correnti del giudaismo del Secondo Tempio.

La lettera è sempre più studiata nel quadro del dialogo ebraico-cristiano come testimone del carattere plurale del giudaismo primitivo e della continuità dei materiali tra giudaismo e cristianesimo nascente.

Bibliografia selettiva

Riferimenti selezionati secondo le convenzioni del SBL Handbook of Style (2ª ed., 2014).

  • Bauckham, Richard. Jude, 2 Peter. Word Biblical Commentary 50. Waco : Word Books, 1983.
  • Bauckham, Richard. Jude and the Relatives of Jesus in the Early Church. Edinburgh : T&T Clark, 1990.
  • Brown, Raymond E. An Introduction to the New Testament. Anchor Bible Reference Library. New York : Doubleday, 1997, p. 749-756.
  • Charles, J. Daryl. Literary Strategy in the Epistle of Jude. Scranton : University of Scranton Press, 1993.
  • Davids, Peter H. The Letters of 2 Peter and Jude. Pillar New Testament Commentary. Grand Rapids : Eerdmans, 2006.
  • Frey, Jörg. Der Brief des Judas und der zweite Brief des Petrus. Theologischer Handkommentar zum NT 15/II. Leipzig : Evangelische Verlagsanstalt, 2015.
  • Fuchs, Éric, et Pierre Reymond. La deuxième épître de saint Pierre. L'épître de saint Jude. Commentaire du Nouveau Testament XIIIb. Genève : Labor et Fides, 1988.
  • Kelly, J. N. D. The Epistles of Peter and Jude. Black's NT Commentaries. London : A. & C. Black, 1969.
  • Mayor, Joseph B. The Epistle of St. Jude and the Second Epistle of St. Peter. London : Macmillan, 1907.
  • Neyrey, Jerome H. 2 Peter, Jude. Anchor Bible 37C. New York : Doubleday, 1993.
  • Reicke, Bo. The Epistles of James, Peter and Jude. Anchor Bible 37. Garden City : Doubleday, 1964.
  • Schreiner, Thomas R. 1, 2 Peter, Jude. New American Commentary 37. Nashville : Broadman & Holman, 2003.
  • VanderKam, James C. 1 Enoch: A New Translation. Minneapolis : Fortress, 2004.
  • Webb, Robert L. & Davids, Peter H., éd. Reading Jude with New Eyes. London : T&T Clark, 2008.
  • Fabris, Rinaldo. Lettera di Giacomo e di Giuda. Roma: Borla, 2004.
  • Sacchi, Paolo, ed. Apocrifi dell’Antico Testamento. 2 voll. Torino: UTET, 1981-1989.
  • Marconi, Gilberto. La lettera di Giuda. Bologna: EDB, 2005.

Vedi anche