La lettera agli Efesini è la lettera della mistica cosmica paolina. Di autenticità discussa (lettera deuteropaolina probabile), articola una cristologia cosmica grandiosa: Cristo capo della Chiesa e pienezza di tutte le cose, unità del giudeo e del pagano che abolisce il «muro di separazione» (Ef 2,14), Chiesa corpo mistico e sposa, mistero nascosto e rivelato, vita cristiana come combattimento spirituale. Stile innico, lunghi periodi concatenati (Ef 1,3-14 forma una sola frase in greco), vocabolario di alta mistica. Primo testo cristiano ad articolare una vera teologia della cattolicità.
Presentazione
Autore
«Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio» (Ef 1,1). Ma l’autenticità paolina diretta è molto contestata dalla critica moderna (da Erasmo e Schleiermacher). Posizione maggioritaria critica oggi: lettera deuteropaolina, scritta da un discepolo vicino negli anni 80-90 d.C. Posizione conservatrice: autenticità paolina diretta (Hoehner, Schnackenburg, O’Brien).
Data di redazione
Se paolina autentica: verso il 60-62 d.C., dalla prigionia romana (At 28). Se deuteropaolina: verso l’80-95 d.C., probabilmente per mano di un discepolo che ha redatto anche Colossesi (o viceversa, Efesini essendo una rilettura di Colossesi).
Destinatari
Indirizzo «a Efeso» (ἐν Ἐφέσῳ, Ef 1,1) assente dai migliori manoscritti (P46, Sinaitico, Vaticano). Ipotesi maggioritaria: enciclica destinata a più Chiese dell’Asia Minore, con il nome della città variabile. Il carattere generale della lettera (nessun saluto personale malgrado il soggiorno paolino a Efeso, cfr. At 19) rafforza questa ipotesi.
Luogo di redazione
Se paolina: Roma (prigionia). Se deuteropaolina: probabilmente Efeso o l’Asia Minore.
Occasione / contesto
Lettera circolare, enciclica catechetica senza destinatario preciso né problema congiunturale. Lo scopo è sintetico: esporre la natura universale della Chiesa come corpo di Cristo e pienezza escatologica del disegno divino.
Lingua originale
Greco della koinè curato, stile innico concatenato (Ef 1,3-14: una sola frase di 202 parole), vocabolario «mistico» ricco (μυστήριον, πλήρωμα, ἐπουράνια), trentacinque hapax legomena nel NT, somiglianze impressionanti con Colossesi (parallelismo su circa un terzo del testo).
Posto nel canone
Ricevuta universalmente fin dal II secolo. Presente in Marcione (verso il 140) con il titolo di «Lettera ai Laodicesi», nel canone di Muratori (verso il 170), in Ireneo, Clemente Alessandrino, Tertulliano.
Autenticità e critica dell’attribuzione
L’autenticità paolina di Efesini è la questione critica maggiore. Diversi argomenti hanno condotto la maggioranza della critica moderna (da Schleiermacher, 1825) a concludere per una lettera deuteropaolina.
Argomenti contro l’autenticità paolina diretta. (1) Vocabolario e stile. Efesini contiene trentacinque hapax legomena (parole che non compaiono altrove nel corpus paolino incontestato), uno stile innico con frasi estremamente lunghe (Ef 1,3-14: 202 parole in un’unica frase), un vocabolario «mistico» (μυστήριον, πλήρωμα, οἰκονομία) inconsueto per Paolo. (2) Teologia. Cristologia cosmica elevata (Cristo capo dell’universo, Ef 1,22-23); ecclesiologia «cattolica» (Chiesa universale, senza comunità locale concreta); escatologia «realizzata» (Ef 2,5-6: «ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù», al passato) mentre il Paolo incontestato conserva un’escatologia tesa (cfr. Rm 6,5; 1 Cor 15); assenza del tema della giustificazione per fede senza le opere della Legge; ruolo accentuato degli apostoli e dei profeti come fondamento della Chiesa (Ef 2,20), che tradisce una prospettiva postapostolica. (3) Rapporto con Colossesi. Parallelismo sorprendente tra Efesini e Colossesi (circa un terzo del testo si sovrappone), ma Efesini riformula e amplifica. Ipotesi dominante: un discepolo di Paolo ha composto Efesini a partire da Colossesi, come meditazione amplificata. (4) Carattere enciclico. Assenza di indirizzo preciso (testualmente in P46, Sinaitico, Vaticano), assenza di saluti personali a individui mentre Paolo ha vissuto due anni a Efeso (At 19,10): poco verosimile se si trattasse di una lettera paolina autentica.
Argomenti a favore dell’autenticità paolina diretta (Hoehner, Schnackenburg, O’Brien, Carson). (1) Attestazione esterna forte: tradizione unanime fin dal II secolo. Nessuna testimonianza patristica contesta l’autenticità. (2) Vocabolario e stile possono spiegarsi con il carattere enciclico e liturgico della lettera, in cui Paolo adotta un registro innico e catechetico diverso da quello delle sue lettere congiunturali. (3) Paolo può essere evoluto teologicamente dopo le sue lettere incontestate, verso una visione più universalista e cosmica. (4) Il parallelismo con Colossesi si spiega con la composizione simultanea delle due lettere, o con una redazione da parte di Paolo in momenti molto vicini.
Posizione dominante critica oggi: deuteropaolina (Best, Lincoln, Schnackenburg nel suo ultimo volume, Pokorný, Hoppe, Faust, MacDonald, Sellin). Posizione conservatrice: autenticità paolina (Hoehner, O’Brien, Thielman, Carson, Moo, Morris). La Theologische Realenzyklopädie (voce «Epheserbrief») considera la questione non risolta ma inclinata verso la pseudepigrafia.
La pseudepigrafia antica. Nota importante: la pseudepigrafia (scrivere sotto il nome di un maestro) non era considerata frode nell’antichità greco-giudaica (cfr. gli pseudepigrafi giudaici: Enoch, 4 Esdra) ma atto di omaggio e di continuazione. Efesini sarebbe allora una «lettera paolina» nel senso di una fedele continuazione pneumatica del paolinismo.
Struttura letteraria
Saluto e benedizione cosmica(Ef 1,1-14)
Saluto (1,1-2). Benedizione al Padre che ha eletto in Cristo prima della fondazione del mondo (1,3-14), un’unica frase greca articolata in tre dossologie trinitarie: il Padre che elegge (1,3-6), il Figlio che redime (1,7-12), lo Spirito che sigilla (1,13-14). Ricapitolazione (ἀνακεφαλαιώσασθαι, 1,10) di tutte le cose in Cristo.
Preghiera di conoscenza(Ef 1,15-23)
Rendimento di grazie, preghiera per la conoscenza, la sapienza e la speranza (1,15-19). Esaltazione cosmica di Cristo (1,20-23): risorto, assiso alla destra, al di sopra di ogni principato, autorità, potenza e dominazione; capo della Chiesa che è il suo corpo e la sua pienezza.
Salvezza per grazia, vita nuova(Ef 2,1-10)
Morti nelle trasgressioni (2,1-3). Ma Dio, ricco di misericordia, ci ha fatti rivivere con Cristo (2,4-7). «Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (2,8-9). Opera di Dio, creati per le opere buone (2,10).
Riconciliazione di giudei e pagani(Ef 2,11-22)
Ricordo: pagani «senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele» (2,11-12). Ora avvicinati dal sangue di Cristo (2,13). Cristo è la nostra pace (2,14): ha abbattuto il muro di separazione (μεσότοιχον), creando in sé un solo uomo nuovo, facendo la pace, riconciliando entrambi in un solo corpo mediante la croce (2,14-18). Concittadini dei santi, familiari di Dio (2,19-22).
Il mistero e il suo ministero paolino(Ef 3,1-21)
Paolo prigioniero per i pagani, ministro della grazia (3,1-13). Il «mistero» (μυστήριον) nascosto ai secoli, ora rivelato: i pagani sono coeredi, membri dello stesso corpo, compartecipi della promessa (3,6). Preghiera (3,14-21): che Cristo abiti nei vostri cuori per la fede; dossologia finale.
Unità della Chiesa, diversi ministeri(Ef 4,1-16)
Unità (4,1-6): un solo corpo, un solo Spirito, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti. Ministeri dati al corpo (4,7-13): apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri, per l’edificazione del corpo fino alla maturità. Crescita nella verità (4,14-16).
Vita vecchia e vita nuova(Ef 4,17 – 5,21)
Deporre l’uomo vecchio, rivestire l’uomo nuovo (4,17-32). Imitatori di Dio, nell’amore (5,1-2). Catalogo di peccati da evitare (5,3-14). Camminare con sapienza, come figli della luce (5,15-21), ricolmi dello Spirito, cantando salmi e inni.
Codice domestico: mogli e mariti, figli e genitori, schiavi e padroni(Ef 5,22 – 6,9)
Mogli sottomesse ai mariti, come la Chiesa a Cristo (5,22-24). Mariti che amano le loro mogli come Cristo ha amato la Chiesa consegnandosi per lei (5,25-33). Figli che obbediscono ai genitori, genitori che non esasperano i figli (6,1-4). Schiavi e padroni in analoga relazione a Cristo (6,5-9). Codice domestico (Haustafel) già presente in Col 3,18 – 4,1.
L’armatura di Dio(Ef 6,10-20)
Combattimento spirituale non contro la carne e il sangue ma contro principati e potenze (6,10-12). Rivestire l’armatura di Dio (6,13-17): cintura della verità, corazza della giustizia, calzari del Vangelo della pace, scudo della fede, elmo della salvezza, spada dello Spirito (Parola di Dio). Preghiera perseverante (6,18-20).
Raccomandazioni finali(Ef 6,21-24)
Invio di Tichico (6,21-22). Benedizione finale (6,23-24).
Teologia principale
La ricapitolazione cosmica in Cristo (Ef 1,10)
Ef 1,10 enuncia: «il mistero della sua volontà… per l’economia della pienezza dei tempi: ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (ἀνακεφαλαιώσασθαι τὰ πάντα ἐν τῷ Χριστῷ, τὰ ἐπὶ τοῖς οὐρανοῖς καὶ τὰ ἐπὶ τῆς γῆς). Questa formula paolina (deuteropaolina probabile) ha una portata cosmica eccezionale.
Il verbo ἀνακεφαλαιόω. Composto su κεφαλή (capo) con il prefisso ἀνα- (di nuovo, verso l’alto), significa «raccogliere sotto un solo capo» o «ricapitolare». Il termine evoca il capo che raccoglie il corpo, e la retorica greca (recapitulatio come riassunto conclusivo). In Ef 1 è Cristo che «ricapitola» l’universo nella sua persona.
La teologia della ricapitolazione in Ireneo. Ireneo di Lione (Adversus Haereses III, 18-22; V, 21-22) sviluppa una teologia maggiore della recapitulatio: Cristo, incarnandosi, riprende e restaura tutta la storia umana; rifà, come nuovo Adamo, ciò che Adamo aveva disfatto. Questa teologia è una delle grandi letture patristiche di Ef 1,10.
Cristologia cosmica. Il Cristo di Efesini è cosmico: è al di sopra di ogni principato, autorità, potenza e dominazione (1,21); capo della Chiesa che è il suo corpo e la sua pienezza (1,22-23: πλήρωμα, termine ripreso in Col 2,9-10 e Gv 1,16). Questa cristologia cosmica ha influenzato: (a) la patristica greca (Origene, Atanasio, Massimo il Confessore, Bulgakov nella sofiologia ortodossa); (b) la mistica medievale (Bonaventura, Itinerarium); (c) la teologia cosmica moderna (Teilhard de Chardin, Il Cristo universale, Il fenomeno umano, 1955).
Teologia ecologica contemporanea. La teologia ecologica cristiana (Laudato si’, enciclica di Francesco, 2015; Jürgen Moltmann, Dio nella creazione, 1985; Norman Habel, Elizabeth Johnson) trova in Ef 1,10 un fondamento per una cristologia cosmica che abbraccia la creazione non umana.
Il «mistero» (μυστήριον). Il termine compare sei volte in Efesini (1,9; 3,3.4.9; 5,32; 6,19). Designa il piano divino nascosto da secoli e rivelato ora in Cristo: (a) ricapitolazione cosmica (1,9-10); (b) inclusione dei pagani nel popolo di Dio (3,3-6); (c) matrimonio come immagine di Cristo e della Chiesa (5,32). Questo uso ha influenzato la dottrina sacramentale: il latino mysterium ha dato sacramentum, e la teologia sacramentale orientale parla dei «santi misteri» (hagia mystēria).
La Chiesa come corpo e sposa di Cristo
Efesini sviluppa l’ecclesiologia paolina al più alto grado. Tre metafore principali strutturano l’ecclesiologia efesina.
(1) La Chiesa corpo di Cristo (Ef 1,22-23; 4,4.12-16; 5,23.30). Metafora già presente in 1 Cor 12 e Rm 12, ma radicalizzata in Efesini. Cristo è capo del corpo (κεφαλὴ τοῦ σώματος, 1,22; 4,15; 5,23). Questa precisazione (Cristo come capo, non come membro tra gli altri) introduce una dimensione gerarchica nuova. La Chiesa è la pienezza (πλήρωμα) di Cristo che riempie tutto in tutti (1,23). Questa ecclesiologia ha ispirato la dottrina cattolica del «corpo mistico di Cristo» (Mystici Corporis Christi, Pio XII, 1943).
(2) La Chiesa tempio dello Spirito Santo (Ef 2,19-22). «Edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù… per essere abitazione di Dio nello Spirito». L’immagine architettonica (fondamento, pietra angolare, crescita armonica dell’edificio) sottolinea la dimensione trinitaria della Chiesa: il Padre che vi abita, il Figlio che è pietra angolare, lo Spirito che è l’aria vitale. La precisazione secondo cui la Chiesa è fondata sugli «apostoli e profeti» (2,20) tradisce una prospettiva postapostolica.
(3) La Chiesa sposa di Cristo (Ef 5,22-33). Il matrimonio umano è typos del rapporto Cristo-Chiesa. Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei (5,25) per renderla santa, gloriosa, senza macchia né ruga. Questo passo è uno dei testi più discussi del NT (cfr. disputa n. 2). Combina due temi: (a) il matrimonio come simbolo nuziale veterotestamentario (Os 1-3; Ez 16 e 23; Cantico dei cantici); (b) una tipologia cristologica. Agostino e la tradizione latina hanno letto Ef 5,32 («questo mistero è grande») in senso sacramentale: sacramentum hoc magnum est, alla base della dottrina del matrimonio come sacramento.
L’unità giudeo-pagana (Ef 2,11-22). Pietra angolare dell’ecclesiologia efesina: «Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace» (2,14-15). Il «muro di separazione» (μεσότοιχον τοῦ φραγμοῦ) evoca probabilmente il muro del Tempio che separava il cortile dei pagani da quello dei giudei. La teologia della nuova umanità (καινὸς ἄνθρωπος) in Cristo abolisce l’antagonismo storico tra giudei e pagani. Testo fondatore dell’ecclesiologia cristiana, ma da rileggere oggi in modo non sostituzionista.
L’unità della Chiesa (Ef 4,4-6). L’elenco dei sette «uno»: «un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti». Questo testo è il fondamento dell’ecumenismo moderno (Unitatis Redintegratio, Vaticano II, 1964; Comunione mondiale di Chiese riformate; movimento ecumenico da Edimburgo 1910).
Salvezza per grazia, vocazione alla santità (Ef 2,8-10)
Ef 2,8-10 enuncia nel modo più chiaro la dottrina paolina della giustificazione per grazia: «Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua (ποίημα), creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché noi le praticassimo».
Soteriologia efesina. Tre elementi. (1) La salvezza è per grazia (χάριτί ἐστε σεσῳσμένοι). Il perfetto (σεσῳσμένοι) segna uno stato compiuto, escatologia «realizzata»: siamo già salvati (in opposizione all’escatologia tesa del Paolo incontestato, che parla della salvezza come futura, Rm 5,9-10). Questa escatologia realizzata è uno degli argomenti contro l’autenticità paolina diretta. (2) La salvezza è mediante la fede (διὰ πίστεως). Senza le opere della Legge. Questa dottrina, centrale in Romani e Galati, è qui riformulata in termini universali (salvezza per grazia e mediante la fede, non per le opere). È la versione più spoglia e lapidaria della dottrina paolina. Lutero l’ha apprezzata come sintesi, Calvino la cita come testo pilastro della sola gratia. (3) La nuova creazione per le opere buone (Ef 2,10). «Siamo opera sua (ποίημα), creati in Cristo Gesù per le opere buone preparate in anticipo». Lungi dall’opporre fede e opere, Paolo articola: la sola fede salva, ma produce necessariamente opere preparate in anticipo da Dio. Questa formulazione è molto vicina alla Dichiarazione congiunta sulla giustificazione (1999, accordo cattolico-luterano): fede e opere non si oppongono in soteriologia ma si articolano in una vita cristiana integrata.
Teologia della vocazione cristiana. Ef 4,1 enuncia: «Vi esorto a comportarvi in maniera degna della vocazione (κλήσεως) che avete ricevuto». La vocazione cristiana (klēsis, in latino vocatio) è concetto paolino centrale, ripreso nel XVI secolo da Lutero (Beruf) ed esteso a ogni mestiere ordinario (Calvino, Istituzione III, 10; Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, 1904-1905, sul Beruf protestante). Ogni cristiano è chiamato alla santità nel proprio mestiere ordinario, non solo i monaci e i chierici. È una delle grandi intuizioni della Riforma.
Il cammino cristiano (Ef 4,17 – 6,20). La seconda parte della lettera sviluppa la parenesi: camminare nella novità (4,17-32), nell’amore (5,1-2), nella luce (5,7-14), nella sapienza (5,15-21). Questa parenesi non è un ritorno alle opere legali ma espressione della fede viva. Codice domestico (Haustafel, 5,22 – 6,9) e armatura di Dio (6,10-20) concludono.
Dispute teologiche maggiori
Le dispute seguenti mobilitano le sei grandi voci confessionali (cattolica, ortodossa, riformata, luterana, anglicana, anabattista), con interiezioni del Professor Tryphon Goldberg, persona pedagogica ebraica del sito.
Autenticità paolina o pseudepigrafia?
La lettera agli Efesini è di Paolo o di un discepolo? Questa questione critica ha implicazioni teologiche maggiori: statuto del testo, autorità canonica, datazione, contesto storico. Le confessioni cristiane hanno divergito nella loro ricezione della critica storica.
cattolica
La Chiesa cattolica riceve Efesini come lettera paolina in senso canonico. La Pontificia Commissione Biblica, nei suoi responsi del 1907 e del 1913, riaffermò l’autenticità paolina diretta, ma questa posizione è stata sfumata da Divino afflante Spiritu (Pio XII, 1943) e da Dei Verbum (Vaticano II, 1965). La critica cattolica contemporanea (Rudolf Schnackenburg, Joseph Fitzmyer, Raymond Brown) accetta generalmente la deuteropaolinità. Ma lo statuto canonico di Efesini resta intatto: l’autorità del testo non dipende dal suo autore storico ma dalla sua integrazione nel canone. La pseudepigrafia antica, corrente nel giudaismo del Secondo Tempio (Enoch, 4 Esdra), è compatibile con la canonicità.
ortodossa
L’ortodossia ha poco partecipato ai dibattiti sull’autenticità paolina. La tradizione ortodossa riceve Efesini come paolina e la utilizza liturgicamente. La critica storica moderna ha penetrato meno l’ortodossia. Teologi contemporanei: metropolita Giovanni Zizioulas, Christos Yannaras, Andrew Louth utilizzano Efesini nella loro ecclesiologia senza entrare nelle questioni di autenticità. La continuità con la tradizione patristica (Crisostomo, Teodoreto, Cirillo di Alessandria) prevale.
riformata
La tradizione riformata ha generalmente ricevuto Efesini come paolina. Calvino (Commento agli Efesini, 1548) non dubita. Ma la critica riformata contemporanea accetta generalmente la deuteropaolinità (Andrew Lincoln, Ephesians, WBC 42, 1990; Harold Hoehner difende l’autenticità contro la tendenza maggioritaria). Per i riformati lo statuto canonico di Efesini è intatto: l’autorità canonica viene dallo Spirito Santo e dalla Chiesa che canonizza, non dall’autore umano.
luterana
La tradizione luterana postriformata ha a lungo tenuto per l’autenticità paolina. Ma la critica storica luterana (da Schleiermacher, Baur, Holtzmann) ha molto presto messo in dubbio, e la maggioranza dei luterani contemporanei accetta la deuteropaolinità (Ernst Käsemann, Peter Stuhlmacher, Joachim Gnilka, cattolico ma di formazione influenzata dal luteranesimo). Posizione conservatrice: Donald Guthrie, Werner de Boor. Per i luterani l’autorità di Efesini resta solida perché il testo appartiene al canone biblico ricevuto dalla comunità ecclesiale.
anglicana
L’anglicanesimo ha contribuito in modo importante alla critica di Efesini. C. L. Mitton (The Epistle to the Ephesians, 1951) difende la deuteropaolinità mediante analisi statistica. Uomini di Chiesa come John Stott difendono l’autenticità (The Message of Ephesians, BST, 1979). N. T. Wright resta prudente sulla questione. L’anglicanesimo distingue da tempo autorità canonica e storicità della firma. Lancelot Andrewes, Hooker e la tradizione della Comunione anglicana ricevono Efesini canonicamente, indipendentemente dall’autore storico.
anabattista
Gli anabattisti contemporanei hanno scritto poco specificamente sull’autenticità di Efesini. La tradizione anabattista accetta largamente le conclusioni della critica storica accademica (deuteropaolinità di Efesini), mantenendo al tempo stesso l’autorità canonica del testo. Il Mennonite Brethren Biblical Seminary e l’Anabaptist Mennonite Biblical Seminary contribuiscono al dibattito. Posizione: la canonicità dipende dalla ricezione comunitaria, non dalla firma individuale (cfr. Yoder, The Politics of Jesus, che mobilita Ef 6 sull’armatura spirituale senza sollevare la questione d’autore).
Sintesi
L’autenticità paolina di Efesini è oggi giudicata dalla maggioranza critica a favore della deuteropaolinità, ma con una minoranza significativa che difende l’autenticità diretta. Tutte le grandi tradizioni confessionali mantengono l’autorità canonica del testo, distinguendo autenticità storica e autorità canonica. La pseudepigrafia antica non è frode ma omaggio e continuazione. Efesini resta uno dei testi paolini più influenti per l’ecclesiologia, la cristologia cosmica, la mistica cristiana. La sua rilettura critica contemporanea permette una migliore comprensione della diversità del paolinismo e dell’evoluzione del pensiero ecclesiologico postapostolico.
Il codice domestico (Ef 5,22-33): sottomissione o uguaglianza?
«Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa» (Ef 5,22-23). Questo codice domestico ha a lungo fondato una visione patriarcale del matrimonio cristiano. Come leggere questo testo oggi alla luce di Gal 3,28 («non c’è più uomo né donna») e dell’uguaglianza fondamentale di tutti i battezzati?
cattolica
La Chiesa cattolica ha a lungo letto Ef 5,22-33 come fondamento della gerarchia coniugale tradizionale (marito capo, moglie sottomessa). Posizione rinnovata da Giovanni Paolo II (Mulieris Dignitatem, 1988; catechesi sulla teologia del corpo, 1979-1984), che parla di sottomissione reciproca appoggiandosi su Ef 5,21 («siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo»). Il matrimonio è sacramento (concilio di Trento, sess. XXIV, 1563), indissolubile, aperto alla vita. Amoris Laetitia (Francesco, 2016) accentua la dimensione di comunione personale. Teologi: Hans Urs von Balthasar (che mantiene una distinzione dei ruoli), Edith Stein, Joseph Ratzinger, Angelo Scola.
ortodossa
L’ortodossia mantiene una visione relativamente tradizionale del matrimonio: sacramento (incoronazione, stephanōma), distinzione dei ruoli nella complementarità. Ma la teologia ortodossa contemporanea (Paul Evdokimov, Sacramento dell’amore, 1962; Olivier Clément, Élisabeth Behr-Sigel) si rinnova verso una visione più egualitaria. Donna e uomo sono ugualmente immagine di Dio (Gen 1,27); la complementarità nel matrimonio non implica gerarchia ontologica. Pratica pastorale: divorzio e nuove nozze ammessi eccezionalmente per oikonomia.
riformata
Calvino ha letto Ef 5 tradizionalmente (gerarchia coniugale). Ma le Chiese riformate contemporanee sono massicciamente evolute verso una visione egualitaria (Chiese riformate svizzere e francesi, PCUSA, United Church of Canada). Lettura contestualizzata: Ef 5 riflette la cultura patriarcale del I secolo (codici domestici aristotelico-stoici), e il cristianesimo vi introduce una rivoluzione interna («come Cristo ha amato la Chiesa consegnandosi per lei», 5,25) che supera il patriarcato. Il criterio ultimo è Gal 3,28 e la libertà evangelica. Teologi: Karl Barth (Dogmatica III/4), Jürgen Moltmann, Letty Russell, Elisabeth Schüssler Fiorenza (cattolica femminista), Phyllis Trible. Posizione conservatrice persistente: Wayne Grudem, John Piper (complementarismo contro egualitarismo).
luterana
Lutero ha letto Ef 5 tradizionalmente (gerarchia coniugale, complementarità ordinata). Ma il luteranesimo contemporaneo è evoluto: la Chiesa di Svezia, l’EKD e l’ELCA riconoscono l’uguaglianza fondamentale e ordinano le donne. La Confessione di Augusta (1530) non affronta specificamente la questione. Il pietismo luterano (Spener, Francke) ha talvolta rafforzato il patriarcato domestico. Teologi contemporanei: Wolfhart Pannenberg, Christine Janowski, Marit Trelstad. Posizione minoritaria conservatrice: Sinodo del Missouri.
anglicana
L’anglicanesimo è evoluto da una lettura tradizionale verso una visione largamente egualitaria. Il Book of Common Prayer (1662) riflette ancora un modello patriarcale moderato. L’ordinazione delle donne (1994 al presbiterato, 2014 all’episcopato) segna l’uguaglianza ministeriale. Sarah Mullally, arcivescova di Canterbury insediata nel 2026, è sposata. I Thirty-Nine Articles non trattano esplicitamente la questione. Posizione contemporanea maggioritaria: sottomissione reciproca (Ef 5,21 come chiave di Ef 5,22-33). Teologi: N. T. Wright, John Stott (che restava conservatore sull’ordinazione delle donne).
anabattista
Gli anabattisti del XVI secolo hanno avuto posizioni diverse: la corrente principale (mennoniti) tendeva a una lettura tradizionale, le ali spiritualiste (Hans Denck, Caspar Schwenckfeld) a una lettura più egualitaria. Pratica amish, hutterita e dei mennoniti dell’antico ordine: molto tradizionale. Pratica mennonita contemporanea (Mennonite Church USA, Mennonite Brethren): più egualitaria, ordinazione delle donne possibile. Teologia di John Howard Yoder (la sua riflessione sul codice domestico in The Politics of Jesus, capp. 9-10, propone la «subordinazione rivoluzionaria»: Cristo è il modello di una subordinazione volontaria che trasforma i rapporti di potere); ma Yoder stesso è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali (rivelazioni postume, indagine 2015), il che getta una luce problematica sulla sua teologia.
Sintesi
Ef 5,22-33 è uno dei testi più discussi del NT sul matrimonio. La lettura storico-critica riconosce un codice domestico tipico del I secolo (cfr. i paralleli aristotelico-stoici, Plutarco, Seneca), modificato dall’intuizione cristiana («come Cristo ha amato la Chiesa consegnandosi per lei»). La lettura contemporanea maggioritaria (cattolica con Mulieris Dignitatem, riformata, luterana, anglicana) parla di sottomissione reciproca (Ef 5,21) più che di sottomissione unilaterale. La posizione complementarista conservatrice (Grudem, Piper, alcune Chiese evangelicali) mantiene una distinzione dei ruoli. Il matrimonio cristiano contemporaneo articola fedeltà scritturale e riconoscimento dell’uguaglianza ontologica tra gli sposi. La benedizione delle unioni tra persone dello stesso sesso aggiunge una nuova linea di divisione.
Riconciliazione giudeo-pagana (Ef 2,11-22) e sostituzionismo
«Ha abbattuto il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo» (Ef 2,14-15). Questo testo sembra enunciare un’abolizione della Legge giudaica e una fusione giudeo-pagana in una nuova umanità cristiana. Lettura sostituzionista possibile. Come rileggerlo dopo il Vaticano II?
cattolica
La Chiesa cattolica rilegge Ef 2,11-22 in prospettiva non sostituzionista da Nostra Aetate (Vaticano II, 1965) e I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (2015). Il «muro di separazione» non è la Legge giudaica in quanto tale (Rm 7,12: la Legge è santa) ma le barriere storiche di inimicizia. La «nuova umanità» in Cristo non abolisce Israele ma include i pagani nell’alleanza di Abramo (cfr. Rm 4; Gal 3). Teologia di Jean-Marie Lustiger, Bruno Hussar (ebreo convertito, fondatore di Neve Shalom – Wahat as-Salam), Joseph Ratzinger.
ortodossa
L’ortodossia ha trattato meno esplicitamente Ef 2 in prospettiva non sostituzionista. La tradizione liturgica ortodossa impiega una ricca tipologia figurativa («Israele antico» / «Israele nuovo»). I teologi ortodossi contemporanei (Olivier Clément, Élisabeth Behr-Sigel, metropolita Anthony Bloom) aprono al dialogo. Patriarchi ecumenici. Posizione: Cristo è il compimento dell’alleanza, non la sua sostituzione. La theōsis universale non consiste nel cancellare le differenze storiche ma nel trasfigurarle.
riformata
Karl Barth (Dogmatica IV/3) ha rinnovato l’ecclesiologia riformata: la Chiesa non sostituisce Israele; entrambi costituiscono l’unico popolo eletto. L’Alleanza riformata mondiale (1971, The Church and Israel) respinge il sostituzionismo. Ef 2 dev’essere riletto senza abolire l’elezione permanente d’Israele. Teologi contemporanei: Kendall Soulen (The God of Israel and Christian Theology, 1996), Robert Jenson, Bruce McCormack. La caro Israelis resta parte dell’unico popolo eletto in Cristo.
luterana
Il luteranesimo porta il peso storico degli scritti antigiudaici del Lutero tardo (Sugli ebrei e le loro menzogne, 1543). La Federazione luterana mondiale ha esplicitamente respinto questi scritti (Stoccolma 1983, Dichiarazione 1994). Ef 2 è riletto senza sostituzionismo. La «nuova umanità» non abolisce Israele; il «muro di separazione» designa le barriere storiche di inimicizia, non la Legge giudaica in se stessa. Teologi: Pannenberg, Jüngel, Christoph Markschies, Notger Slenczka (che ha suscitato controversia suggerendo la decanonizzazione dell’AT nella pratica luterana — posizione in maggioranza respinta).
anglicana
L’anglicanesimo contemporaneo respinge il sostituzionismo. God’s Unfailing Word (Chiesa d’Inghilterra, 2019) rilegge Ef 2 in prospettiva non sostituzionista. Conferenze di Lambeth 1988, 1998, 2008. Teologi: Walter Moberly, Markus Bockmuehl. La Comunione anglicana integra il dialogo giudeo-cristiano. Sarah Mullally porta questo impegno a Canterbury.
anabattista
Gli anabattisti contemporanei respingono il sostituzionismo. La teologia di John Howard Yoder (The Jewish-Christian Schism Revisited, postumo, 2003) propone una visione non sostituzionista in cui Chiesa e sinagoga derivano da uno scisma contingente, non da una rottura teologica. Ef 2 dev’essere riletto senza abolire Israele. Posizione complicata dalle rivelazioni postume su Yoder (abusi sessuali). Teologi: Stanley Hauerwas, Peter Ochs (collaborazione ebraico-mennonita), Mark Thiessen Nation.
Sintesi
Ef 2,11-22 non può più essere letto in senso sostituzionista dopo il rifiuto del sostituzionismo da parte di tutte le grandi tradizioni cristiane a partire dal Vaticano II. La «nuova umanità» in Cristo non significa l’abolizione d’Israele ma l’inclusione dei pagani nell’alleanza di Abramo. Il «muro di separazione» designa le barriere storiche di inimicizia, non la Legge giudaica in quanto tale. La teologia contemporanea dei rapporti tra cristianesimo ed ebraismo (Boys, Cunningham, Soulen, Kessler) articola fedeltà cristiana a Cristo e riconoscimento dell’elezione permanente d’Israele. Il dialogo giudeo-cristiano resta un cantiere ermeneutico maggiore.
Ricezione storica
Ricezione patristica (II-V sec.)
Origene (Commento agli Efesini, frammenti) legge Efesini allegoricamente. Giovanni Crisostomo (Omelie sugli Efesini, ventiquattro omelie) commenta l’ecclesiologia, il matrimonio, l’armatura di Dio. Teodoreto di Cirro e Severiano di Gabala commentano.
L’Ambrosiaster (latino), Girolamo (Commentariorum in epistolam ad Ephesios libri tres, verso il 386-388) e Agostino (sermoni) commentano. Mario Vittorino (verso il 365) propone un commento latino neoplatonico. Su Ef 1,10 (ricapitolazione), Ireneo (Adversus Haereses III, 16-22) sviluppa la sua teologia maggiore della recapitulatio.
Ricezione medievale
Tommaso d’Aquino (Super Epistolam ad Ephesios, verso il 1265-1268) commenta Efesini nella scia di Agostino e di Pietro Lombardo. La sua dottrina della grazia (Summa theologiae I-II, qq. 109-114) affonda le radici in Ef 2,8-10. Su Ef 5,32 («questo mistero è grande»), Tommaso riceve la traduzione sacramentum hoc magnum est e fonda la dottrina del matrimonio come sacramento.
Bonaventura (Itinerarium mentis in Deum) legge Ef 4,13 («la statura della pienezza di Cristo») come paradigma della crescita spirituale. Ugo di Saint-Cher, Pietro Lombardo (Sentenze IV, dist. 26 sul matrimonio). La Glossa ordinaria compila.
Ricezione bizantina
L’esegesi bizantina di Efesini segue Crisostomo. Ecumenio, Teofilatto di Ocrida (XI secolo) ed Eutimio Zigabeno commentano. Su Ef 1,10 (ricapitolazione), Massimo il Confessore (VII secolo) sviluppa la sua cristologia cosmica: tutto è ricapitolato in Cristo.
Su Ef 4,13 (pienezza), Gregorio Palamas (Triadi) integra nella sua teologia delle energie divine. Nicola Cabasilas (La vita in Cristo) commenta Ef 5,30 («siamo membra del suo corpo»).
Ricezione della Riforma
Lutero non ha commentato formalmente Efesini ma cita regolarmente Ef 2,8-10 come testo pilastro della sola gratia e della sola fide. La sua Prefazione agli Efesini (1522) sottolinea la grandezza della dottrina paolina della salvezza.
Calvino pubblica nel 1548 il suo Commento agli Efesini: rigore filologico, sobrietà dottrinale. Calvino difende la sola gratia appoggiandosi su Ef 2,8-10 («perché nessuno possa vantarsene»). Su Ef 5,32 Calvino respinge il senso sacramentale: il matrimonio non è sacramento nel senso dei sacramenti evangelici (battesimo, Cena) ma ordine della creazione.
Sul versante cattolico: Cornelius a Lapide († 1637) ed Estius commentano. Il concilio di Trento (sess. XXIV, 1563) sul matrimonio cita Ef 5,32 come testo chiave.
Sul versante radicale: gli anabattisti leggono Ef 4,4-6 (i sette «uno») come fondamento dell’unità ecclesiale visibile.
Ricezione moderna (XIX-XXI sec.)
L’esegesi moderna di Efesini ha conosciuto più svolte. (1) F. C. Baur (1845) colloca Efesini tra le deuteropaoline. (2) Heinrich Holtzmann (Kritik der Epheser- und Kolosserbriefe, 1872) sistematizza gli argomenti contro l’autenticità.
(3) C. L. Mitton (The Epistle to the Ephesians, 1951) difende la deuteropaolinità mediante analisi statistica. (4) Markus Barth (Ephesians, AB 34-34A, 1974) propone un commento monumentale che difende l’autenticità paolina. (5) Rudolf Schnackenburg (Der Brief an die Epheser, EKK 10, 1982) passa alla deuteropaolinità.
(6) Andrew Lincoln (Ephesians, WBC 42, 1990) resta un commento di riferimento. (7) Margaret MacDonald (Colossians and Ephesians, SacPag 17, 2000) approfondisce la sociologia delle deuteropaoline. (8) Harold Hoehner (Ephesians: An Exegetical Commentary, 2002) difende l’autenticità.
(9) Letture contestuali: femminista (E. Schüssler Fiorenza, In Memory of Her, 1983; Sandra Polaski), liberazionista, postcoloniale. Commentari ulteriori: Peter O’Brien (PNTC, 1999), Ernest Best (ICC, 1998), Frank Thielman (BECNT, 2010), Clinton Arnold (ZECNT, 2010), Stephen Fowl (NTL, 2012). In italiano: Romano Penna e Rinaldo Fabris.
Approfondimenti esegetici
Dossier tematici sui punti in cui l’esegesi contemporanea dibatte ancora: testi chiave, filologia, storia della ricezione.
Efesini è la lettera più solenne e più liturgica del corpus paolino: una sola frase di duecento parole apre il rendimento di grazie (1,3-14), e l’ecclesiologia vi raggiunge un’altezza cosmica senza equivalente nelle lettere incontestate. È anche la lettera la cui autenticità e destinazione sono le più incerte.
Una lettera senza indirizzo
Le parole «a Efeso» (1,1) mancano nei tre testimoni più antichi e più importanti, il papiro P46 verso il 200, il Sinaitico e il Vaticano nel IV secolo, e Marcione conosceva la lettera con il titolo «ai Laodicesi». Il testo non contiene alcuna allusione personale a una comunità che Paolo avrebbe pure conosciuto per tre anni (At 20,31); si rivolge a destinatari della cui fede ha soltanto «sentito parlare» (1,15). La spiegazione più accolta, da Ussher nel XVII secolo, ne fa una lettera circolare, destinata a più Chiese d’Asia, in cui il nome del destinatario era lasciato in bianco o variato secondo le copie, e che Efeso, la più importante, avrebbe finito per appropriarsi.
Il rapporto con Colossesi
Più di un terzo del vocabolario di Colossesi si ritrova in Efesini, e passi interi si corrispondono: il codice domestico (Ef 5,22–6,9 e Col 3,18–4,1), la menzione di Tichico in termini quasi identici (Ef 6,21-22 e Col 4,7-8). Efesini sviluppa e generalizza ciò che Colossesi dice in una situazione precisa, il che ha condotto la maggioranza a vedervi una composizione posteriore, dipendente da Colossesi, da parte di un discepolo di Paolo, verso l’80-90. Lo stile, con le frasi lunghe, i genitivi accumulati, i sinonimi raddoppiati, differisce sensibilmente da quello delle grandi lettere, e anche la teologia: la Chiesa è universale e non locale, «fondata sugli apostoli e sui profeti» (2,20), che diventano una generazione passata, e la parusia si eclissa davanti a un’escatologia già realizzata: «ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli» (2,6).
Struttura
Sezione
Riferimento
Contenuto
Benedizione
1,3-14
L’elezione prima della fondazione del mondo, la redenzione, il sigillo dello Spirito; una sola frase greca
Preghiera
1,15-23
Cristo capo della Chiesa, che è il suo corpo e la sua pienezza
La salvezza per grazia
2,1-10
«Per grazia siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio» (2,8)
Il muro abbattuto
2,11-22
Giudei e pagani riconciliati in un solo uomo nuovo; il muro di separazione distrutto
Il mistero
3,1-21
Il mistero rivelato agli apostoli: i pagani coeredi
L’unità e i ministeri
4,1-16
Un solo corpo, un solo Spirito, un solo battesimo; apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri
La vita nuova
4,17–5,20
Deporre l’uomo vecchio
Il codice domestico
5,21–6,9
Mogli e mariti, figli e genitori, schiavi e padroni
L’armatura di Dio
6,10-20
Il combattimento contro le potenze
Il codice domestico e il matrimonio
Ef 5,21-33 riprende il codice domestico di Colossesi cristologizzandolo: la sottomissione della moglie è riferita a quella della Chiesa a Cristo, e l’amore del marito a quello del Cristo che «ha dato se stesso» per la Chiesa. Il passo si apre su una sottomissione reciproca (5,21) la cui portata è discussa, e cita Gen 2,24 applicandolo a Cristo e alla Chiesa, «questo mistero è grande» (5,32), formula che la Vulgata ha reso con sacramentum e su cui la teologia cattolica ha fondato la sacramentalità del matrimonio. Il testo è al centro del dibattito contemporaneo tra letture complementarista ed egualitarista.
Bibliografia selettiva
Riferimenti selezionati secondo le convenzioni del SBL Handbook of Style (2ª ed., 2014).
Arnold, Clinton E. Ephesians. ZECNT 10. Grand Rapids : Zondervan, 2010.
Barth, Markus. Ephesians. 2 vols. AB 34-34A. Garden City : Doubleday, 1974.
Best, Ernest. A Critical and Exegetical Commentary on Ephesians. ICC. Edinburgh : T&T Clark, 1998.
Bruce, F. F. The Epistles to the Colossians, to Philemon, and to the Ephesians. NICNT. Grand Rapids : Eerdmans, 1984.
Dettwiler, Andreas, Jean-Daniel Kaestli et Daniel Marguerat, éd. Paul, une théologie en construction. Le Monde de la Bible 51. Genève : Labor et Fides, 2004.
Fowl, Stephen E. Ephesians : A Commentary. NTL. Louisville : Westminster John Knox, 2012.
Hoehner, Harold W. Ephesians : An Exegetical Commentary. Grand Rapids : Baker Academic, 2002.
Lincoln, Andrew T. Ephesians. WBC 42. Dallas : Word, 1990.
MacDonald, Margaret Y. Colossians and Ephesians. SacPag 17. Collegeville : Liturgical Press, 2000.
Mitton, C. Leslie. The Epistle to the Ephesians : Its Authorship, Origin, and Purpose. Oxford : Clarendon, 1951.
Mouton, Elna. Reading a New Testament Document Ethically. SBLAcBib 1. Atlanta : Society of Biblical Literature, 2002.
Muddiman, John. The Epistle to the Ephesians. BNTC. London : Continuum, 2001.
O'Brien, Peter T. The Letter to the Ephesians. PNTC. Grand Rapids : Eerdmans, 1999.
Pokorný, Petr. Der Brief des Paulus an die Epheser. ThHKNT. Leipzig : Evangelische Verlagsanstalt, 1992.
Schnackenburg, Rudolf. Der Brief an die Epheser. EKK 10. Zurich : Benziger / Neukirchen : Neukirchener, 1982.
Sellin, Gerhard. Der Brief an die Epheser. KEK 8. Göttingen : Vandenhoeck & Ruprecht, 2008.
Talbert, Charles H. Ephesians and Colossians. Paideia. Grand Rapids : Baker Academic, 2007.
Thielman, Frank. Ephesians. BECNT. Grand Rapids : Baker Academic, 2010.
Witherington, Ben III. The Letters to Philemon, the Colossians, and the Ephesians : A Socio-Rhetorical Commentary on the Captivity Epistles. Grand Rapids : Eerdmans, 2007.
Yoder Neufeld, Thomas R. Ephesians. Believers Church Bible Commentary. Scottdale : Herald, 2002.
Penna, Romano. Lettera agli Efesini. Bologna: EDB, 1988.
Fabris, Rinaldo. Le lettere della prigionia. Roma: Borla, 2001.
Schnackenburg, Rudolf. La lettera agli Efesini. Brescia: Paideia, 1990.
Complementi
Marguerat, Daniel, éd. Introduction au Nouveau Testament. 5e éd. Genève : Labor et Fides, 2021.
Bouttier, Michel. L’Épître de saint Paul aux Éphésiens. CNT 9b. Genève : Labor et Fides, 1991.
Schnackenburg, Rudolf. The Epistle to the Ephesians. Édimbourg : T&T Clark, 1991.