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Lettera ai Colossesi (Col)

La lettera ai Colossesi è la lettera della cristologia cosmica. Indirizzata a una piccola comunità della Frigia (Asia Minore) minacciata da una «filosofia» sincretistica (Col 2,8), afferma la piena divinità di Cristo e la sua sufficienza per la salvezza. L’inno di Col 1,15-20 — forse prepaolino — è uno dei testi cristologici più alti del NT. Autenticità paolina discussa: lettera deuteropaolina probabile secondo la critica maggioritaria.

Presentazione

Autore
«Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timoteo» (Col 1,1). Autenticità paolina discussa: posizione maggioritaria della critica = deuteropaolina (verso il 70-90); posizione conservatrice = autenticità diretta (60-62, prigionia romana).
Data di redazione
Se paolina autentica: verso il 60-62 d.C., dalla prigionia romana (At 28). Se deuteropaolina: verso il 70-90, probabilmente per mano di un discepolo vicino, nella cerchia paolina dell’Asia Minore.
Destinatari
La Chiesa di Colosse, in Frigia (valle del Lico, presso Laodicea e Ierapoli). Comunità piccola, fondata non da Paolo ma da Epafra (Col 1,7; 4,12-13), originario di Colosse. La città sarà distrutta da un terremoto verso il 60-61, il che complica la datazione.
Luogo di redazione
Se paolina: Roma (prigionia). Se deuteropaolina: probabilmente Efeso o Asia Minore.
Occasione / contesto
Epafra riferisce a Paolo la comparsa di una «filosofia e vano inganno» (Col 2,8) che minaccia la comunità. Questa «eresia colossese» combinerebbe: (a) elementi giudaici (sabati, noviluni, prescrizioni alimentari, Col 2,16); (b) elementi ascetici («non prendere, non gustare, non toccare», Col 2,21); (c) elementi mistico-angelologici («culto degli angeli», Col 2,18); (d) elementi cosmologici («elementi del mondo», στοιχεῖα, Col 2,8.20). Paolo (o il suo discepolo) risponde affermando la sufficienza di Cristo, che contiene tutta la pienezza.
Lingua originale
Greco della koinè con particolarità stilistiche inconsuete per Paolo (frasi lunghe, vocabolario «gnosticizzante», nominalizzazioni). Trentaquattro hapax legomena. Parallelismo sorprendente con Efesini.
Posto nel canone
Ricevuta universalmente fin dal II secolo. Marcione, canone di Muratori, tutti i manoscritti antichi.

Autenticità e critica dell’attribuzione

L’autenticità paolina di Colossesi è discussa. Diversi argomenti hanno condotto la maggioranza della critica moderna (da F. C. Baur) a concludere per una lettera deuteropaolina.

Argomenti contro l’autenticità diretta. (1) Stile e vocabolario: trentaquattro hapax legomena, frasi lunghe di tipo ellenistico, assenza di termini paolini caratteristici (giustificazione, legge, salvezza). (2) Teologia: cristologia cosmica altissima (Col 1,15-20); ecclesiologia «cattolica» (Chiesa universale); escatologia parzialmente realizzata (Col 2,12-13: «risorti con lui nel battesimo»); assenza dei temi paolini classici. (3) Parallelismo con Efesini: circa un terzo del testo si sovrappone, il che suggerisce che un discepolo abbia scritto l’una a partire dall’altra. (4) Codice domestico (Col 3,18 – 4,1): forma istituzionalizzata tipica delle deuteropaoline (Ef, Pastorali), assente nel Paolo incontestato.

Argomenti a favore dell’autenticità diretta (O’Brien, Wright, Dunn, The Epistles to the Colossians, to Philemon and to the Ephesians, NIGTC 1996). (1) Attestazione esterna forte fin dal II secolo. (2) Lo stile può spiegarsi con la situazione particolare (polemica contro un sincretismo) e con l’uso di un inno prepaolino. (3) Paolo può essere evoluto verso una cristologia più cosmica in risposta alle sfide colossesi. (4) Legame stretto con Filemone (autentica): stessi destinatari nominati (Onesimo, Archippo, Epafra).

Posizione dominante critica oggi: deuteropaolina (Lohse, Schweizer, Pokorný, Wedderburn, MacDonald, Sumney). Posizione conservatrice: autenticità (O’Brien, Bruce, Wright, Dunn, Moo, Pao). La Theologische Realenzyklopädie considera la questione non risolta, ma inclinante verso la pseudepigrafia.

Rapporto con Efesini. Se Colossesi è deuteropaolina, è probabilmente anteriore a Efesini (che ne è un’amplificazione meditativa). Se è paolina, il medesimo autore (Paolo o la sua cerchia) avrebbe composto le due quasi simultaneamente.

Identità dell’eresia colossese. Ricostruzioni diverse: (a) gnosticismo giudaizzante precristiano (Lohse); (b) mistero sincretistico frigio (Dunn); (c) mistica giudaica dell’ascensione celeste (Francis, Bowen); (d) ascetismo giudeo-pitagorico (Schweizer). La posizione dominante attuale: un sincretismo ibrido che combina elementi giudaici, mistici ed ellenistici, proprio dell’ambiente frigio.

Struttura letteraria

  1. Prologo: rendimento di grazie e preghiera (Col 1,1-14)

    Saluto (1,1-2). Rendimento di grazie per la fede, l’amore e la speranza dei Colossesi (1,3-8). Preghiera per la conoscenza, la sapienza, il camminare degno, la fortezza (1,9-12). Redenzione in Cristo e trasferimento nel regno del Figlio diletto (1,13-14).

  2. Inno cristologico cosmico (Col 1,15-20)

    Inno in due strofe: (1) Cristo immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione; in lui furono create tutte le cose, nei cieli e sulla terra, visibili e invisibili; tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui; egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui (1,15-17). (2) Egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; è il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti; in lui abita tutta la pienezza (πλήρωμα), e tutto è riconciliato per mezzo del sangue della sua croce (1,18-20).

  3. Applicazione: riconciliazione e ministero paolino (Col 1,21 – 2,5)

    Voi, un tempo stranieri e nemici, ora siete riconciliati (1,21-23). Gioia di Paolo nelle sofferenze per la Chiesa (1,24: «completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo»). Ministero del mistero nascosto e rivelato (1,25-29). Lotta per i Colossesi e i Laodicesi (2,1-5).

  4. Polemica contro l’eresia colossese (Col 2,6-23)

    Camminare in Cristo radicati nella fede (2,6-7). Avvertimento: «Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo» (2,8). Pienezza della divinità in Cristo corporalmente (2,9-15). Critica delle prescrizioni alimentari, del giudizio sui sabati, del culto degli angeli, dell’ascesi (2,16-23).

  5. Vita nuova in Cristo (Col 3,1 – 4,1)

    Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù (3,1-4). Mortificare l’uomo vecchio: catalogo di vizi (3,5-11) con la proclamazione dell’unità cristiana: «non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti» (3,11). Rivestire l’uomo nuovo: catalogo di virtù (3,12-17). Codice domestico (3,18 – 4,1), parallelo a Ef 5,22 – 6,9.

  6. Esortazioni finali (Col 4,2-6)

    Perseverare nella preghiera (4,2-4). Saggezza verso gli estranei, parola condita di sale (4,5-6).

  7. Raccomandazioni e saluti (Col 4,7-18)

    Invio di Tichico e di Onesimo (4,7-9). Saluti di Aristarco, Marco (cugino di Barnaba), Gesù detto Giusto, Epafra, Luca, Dema (4,10-14). Saluti ai fratelli di Laodicea e Ierapoli (4,15-17). Menzione della «lettera di Laodicea» (4,16: lettera paolina perduta o Efesini?). Firma autografa di Paolo (4,18).

Teologia principale

L’inno cristologico cosmico (Col 1,15-20)

Col 1,15-20 è uno dei vertici cristologici del NT. L’inno (probabilmente prepaolino secondo Lohse, Cerfaux, Käsemann; ma Wright difende una composizione paolina) articola due strofe: Cristo e la creazione (1,15-17); Cristo e la redenzione-Chiesa (1,18-20).

Strofa I: Cristo e la creazione (1,15-17). «Egli è immagine del Dio invisibile (εἰκὼν τοῦ θεοῦ τοῦ ἀοράτου), primogenito di tutta la creazione (πρωτότοκος πάσης κτίσεως). Perché in lui sono state create tutte le cose, nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: troni, dominazioni, principati, potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.»

Tre affermazioni: (a) Cristo immagine del Dio invisibile (cfr. Gen 1,26-27; Sap 7,26 sulla Sapienza); (b) Cristo primogenito di tutta la creazione — discusso: genitivo partitivo (Cristo parte della creazione, lettura ariana, respinta a Nicea nel 325) o genitivo di anteriorità (Cristo prima della creazione, lettura ortodossa); (c) Cristo mediatore della creazione: tutto è creato in lui, per mezzo di lui e in vista di lui (cfr. 1 Cor 8,6; Gv 1,3; Eb 1,2).

Strofa II: Cristo e la redenzione (1,18-20). «Egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; è il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per essere in tutto il primo. Perché piacque a Dio di far abitare in lui tutta la pienezza (πᾶν τὸ πλήρωμα) e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.»

Tre affermazioni parallele: (a) Cristo capo della Chiesa che è il suo corpo; (b) Cristo primogenito dai morti (cfr. 1 Cor 15,20); (c) Cristo riconciliatore cosmico mediante il sangue della sua croce.

La pienezza (πλήρωμα). Il termine compare in Col 1,19 e 2,9 («in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità»). Questo vocabolario è impiegato da Paolo (o dal discepolo) per rispondere all’eresia colossese, che supponeva una pienezza divina distribuita tra vari «eoni» o «elementi» (prefigurando la gnosi). Risposta: tutta la pienezza abita in Cristo corporalmente.

Ricezione teologica. Questo inno ha alimentato: (a) la cristologia nicena (concilio del 325, contro Ario); (b) la cristologia calcedonese (concilio del 451); (c) la cristologia cosmica moderna (Pierre Teilhard de Chardin, Il fenomeno umano; Laudato si’, 2015; Jürgen Moltmann, Dio nella creazione, 1985). N. T. Wright (The Climax of the Covenant, 1991, cap. 6) propone una lettura giudaico-monoteista: Cristo è identificato con la Sapienza personificata di Pr 8.

Polemica contro l’eresia colossese (Col 2)

Col 2 sviluppa una polemica contro una «filosofia» sincretistica che minaccia la comunità. La ricostruzione di questa eresia è discussa, ma i suoi tratti emergono chiaramente dal testo.

Caratteristiche dell’eresia. (1) Una «filosofia e vano inganno» che si appoggia sulla «tradizione umana» e sugli «elementi del mondo» (στοιχεῖα τοῦ κόσμου, Col 2,8.20). Il termine στοιχεῖα è ambiguo: elementi cosmici (terra, acqua, aria, fuoco), forze spirituali (angeli, demoni), principi elementari di insegnamento. (2) Una circoncisione apparentemente richiesta (Col 2,11-13), alla quale Paolo risponde con la «circoncisione di Cristo» (battesimale). (3) Prescrizioni alimentari e un calendario liturgico giudaico (Col 2,16: «non mangiare, non bere, feste, noviluni, sabati»). (4) Un culto degli angeli e un’umiltà forzata (Col 2,18: «compiacersi in una falsa umiltà e nel culto degli angeli»). (5) Un’ascesi rigorista (Col 2,21: «non prendere, non gustare, non toccare»).

Risposta cristologica. Paolo (o il suo discepolo) risponde non con un’argomentazione punto per punto ma con un’affermazione cristologica massiccia: (a) in Cristo abita corporalmente (σωματικῶς) tutta la pienezza della divinità (2,9); (b) in Cristo voi avete la pienezza, ed egli è il capo di ogni principato e potestà (2,10); (c) Cristo ha trionfato sui «principati e potestà» mediante la croce (2,15).

Identificazione storica. Diverse ipotesi: (a) gnosticismo giudaizzante precristiano (Bornkamm, Lohse): una forma primitiva di gnosi mescolata a elementi giudaici; (b) mistero frigio sincretistico (Dunn): non uno gnosticismo costituito ma un sincretismo locale; (c) mistica giudaica dell’ascensione celeste (Francis 1962, Stuckenbruck): tradizione apocalittica giudaica (cfr. Enoch) con culto degli angeli; (d) ascetismo giudeo-pitagorico (Schweizer): influsso pitagorico in un ambiente giudaico diasporico. Posizione dominante attuale: un sincretismo ibrido che combina elementi giudaici, mistici apocalittici e ascetismo filosofico, proprio dell’ambiente frigio degli anni 60-80.

Sufficienza cristologica. Il messaggio paolino (o deuteropaolino) è chiaro: Cristo basta. Non occorrono osservanze giudaiche, culto angelico, ascesi, misteri supplementari. La pienezza è in Cristo, e il credente battezzato è completo in lui (Col 2,10: «voi partecipate della sua pienezza»). Questa sufficienza cristologica è uno degli argomenti maggiori della Riforma contro le pratiche supererogatorie della pietà medievale (indulgenze, culti dei santi eccessivi, mortificazioni).

Vita nuova in Cristo: risorti, nascosti in Cristo (Col 3)

Col 3,1-4 articola l’escatologia della lettera in una formula unica: «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio. Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio. Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.»

Escatologia parzialmente realizzata. Il battezzato è già «risorto con Cristo» (συνεγέρθητε), formulazione che segnala uno stato compiuto. È una delle formulazioni più accentuate dell’«escatologia realizzata» del NT, più radicale di Rm 6 (dove la risurrezione cristiana resta futura). Questa escatologia realizzata è uno degli argomenti contro l’autenticità paolina diretta.

La vita nascosta. «La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio» (3,3). Questa immagine della vita cristiana nascosta (κέκρυπται, perfetto passivo) in Dio ha alimentato tutta la mistica cristiana (Meister Eckhart, Taulero, Giovanni della Croce, Elisabetta della Trinità).

Mortificare e rivestire. Paolo articola l’etica cristiana attorno a due verbi: mortificare (νεκρώσατε) l’uomo vecchio (3,5-11), rivestire (ἐνδύσασθε) l’uomo nuovo (3,12-17). Cataloghi di vizi e di virtù tipici del genere parenetico greco-romano, qui cristificati.

Col 3,11: l’unità fondamentale. «Non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti» (πάντα καὶ ἐν πᾶσιν Χριστός). Questa formula, parallela a Gal 3,28, abolisce le frontiere nella nuova umanità cristica. La menzione specifica dello «Scita» (popolo considerato paradigma della barbarie) sottolinea la radicalità dell’inclusione. Testo fondatore dell’universalismo cristiano.

Il codice domestico (Col 3,18 – 4,1). Parallelo a Ef 5,22 – 6,9 ma più breve. Tre coppie: mogli e mariti (3,18-19), figli e genitori (3,20-21), schiavi e padroni (3,22 – 4,1). Forma istituzionalizzata tipica dei codici domestici ellenistici (Aristotele, Plutarco, Seneca), qui cristificati per riferimento al «Signore». La formulazione delle relazioni schiavi-padroni (3,22 – 4,1, più estesa rispetto a Efesini) prepara la lettera a Filemone. Il richiamo ai padroni — «anche voi avete un padrone nel cielo» (4,1) — relativizza ogni gerarchia temporale.

Dispute teologiche maggiori

Le dispute seguenti mobilitano le sei grandi voci confessionali (cattolica, ortodossa, riformata, luterana, anglicana, anabattista), con interiezioni del Professor Tryphon Goldberg, persona pedagogica ebraica del sito.

«Primogenito di tutta la creazione» (Col 1,15): Cristo creato?

«Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione (πρωτότοκος πάσης κτίσεως)» (Col 1,15). Che cosa significa questo πρωτότοκος? Cristo parte della creazione (lettura ariana, respinta a Nicea) o Cristo prima e al di sopra della creazione (lettura ortodossa)? Questo versetto è stato al cuore della controversia ariana nel IV secolo.

cattolica

La Chiesa cattolica riceve l’interpretazione nicena (325): «primogenito di tutta la creazione» designa la preminenza e l’anteriorità di Cristo, non la sua inclusione nella creazione. Genitivo di anteriorità, non partitivo. Cristo è generato, non creato (Credo di Nicea: genitum non factum). Il Simbolo di Costantinopoli (381) precisa: «generato dal Padre prima di tutti i secoli». Summa theologiae I, qq. 27-43. CCC §§240-242, 459. Teologia contemporanea: Joseph Ratzinger, Hans Urs von Balthasar.

ortodossa

L’ortodossia difende con vigore l’interpretazione nicena. Atanasio di Alessandria (Discorsi contro gli Ariani, verso il 339-359) ha commentato a lungo Col 1,15 contro Ario: πρωτότοκος non significa che Cristo sia creato ma che è prima di ogni creazione e che ogni creazione è in lui. Cirillo di Alessandria, Cappadoci. La liturgia ortodossa canta: «Generato prima di tutti i secoli». Posizione contemporanea: Vladimir Losskij, metropolita Kallistos Ware.

riformata

La tradizione riformata riceve pienamente Nicea. Calvino (Istituzione cristiana I, 13) difende la piena divinità di Cristo, generato non creato. Confessione elvetica posteriore (1566), Confessione di Westminster (1647, cap. II), Catechismo di Heidelberg (1563). Karl Barth (Dogmatica I/1, II/1) rinnova la cristologia riformata con una trinità dinamica. Posizione contemporanea: Bruce McCormack, Robert Jenson, Kathryn Tanner.

luterana

Il luteranesimo riceve Nicea. Confessione di Augusta (1530, art. I) sulla Trinità. Formula di Concordia (1577, art. VIII) sulla cristologia: piena divinità e piena umanità di Cristo, in un’unica persona, con communicatio idiomatum reale. Posizione contemporanea: Wolfhart Pannenberg, Robert Jenson. Tendenza kenotica presso alcuni luterani dell’Ottocento (Thomasius).

anglicana

L’anglicanesimo riceve Nicea. Thirty-Nine Articles (artt. 1-2) sulla Trinità e sull’incarnazione. Il Book of Common Prayer recita quotidianamente il Credo. Il Movimento di Oxford (Newman, Pusey) accentua la patristica. Teologia contemporanea: N. T. Wright (The Climax of the Covenant, 1991) propone una lettura giudaica di Col 1,15: Cristo identificato con la Sapienza personificata di Pr 8 entro un monoteismo giudaico allargato. Rowan Williams, Sarah Coakley.

anabattista

Gli anabattisti hanno ricevuto Nicea in maggioranza fin dal XVI secolo. Tuttavia alcune figure radicali hanno contestato la formulazione nicena classica: Michele Serveto (antitrinitario, arso a Ginevra nel 1553), il socinianesimo (rifiuto della piena divinità di Cristo, corrente antitrinitaria originata a Siena). I mennoniti contemporanei sono in maggioranza niceni. Posizione contemporanea: Stanley Hauerwas (niceno), Denny Weaver (mette in discussione alcune formulazioni classiche).

Sintesi

Col 1,15 fu al cuore della controversia ariana nel IV secolo. La posizione nicena (325, confermata a Costantinopoli nel 381) — Cristo generato non creato, genitivo di anteriorità — è ricevuta da tutte le grandi tradizioni cristiane (cattolica, ortodossa, luterana, riformata, anglicana, anabattista maggioritaria). La lettura ariana (Cristo parte della creazione) è giudicata eretica. Le correnti antitrinitarie (sociniani, unitariani, alcuni restaurazionisti) restano minoritarie. L’esegesi contemporanea (Wright, Bauckham, Hurtado) approfondisce mostrando come Col 1,15 si iscriva in un monoteismo giudaico allargato che può integrare la Sapienza personificata come «identità divina» dell’unico Dio.

«Quello che manca ai patimenti di Cristo» (Col 1,24): corredenzione?

«Ora io godo nelle sofferenze che sopporto per voi e completo (ἀνταναπληρῶ) nella mia carne quello che manca (ὑστερήματα) ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). Che cosa designa questo «quello che manca ai patimenti di Cristo»? Corredenzione? Partecipazione? Il versetto ha diviso cattolici e protestanti dalla Riforma.

cattolica

La Chiesa cattolica articola l’opera redentrice di Cristo e la partecipazione dei fedeli a essa mediante le loro sofferenze offerte. Il concilio di Trento (sessione VI, can. 32) e il Vaticano II (Lumen Gentium §41) riconoscono che le sofferenze dei santi sono «completamento» mistico di Cristo, non per aggiunta a un sacrificio insufficiente ma per incorporazione al mistero pasquale. Salvifici Doloris (Giovanni Paolo II, 1984) approfondisce. Maria come corredentrice resta discussa ma non dogmatizzata. Teologia contemporanea: Hans Urs von Balthasar, Karl Rahner.

ortodossa

L’ortodossia articola la theōsis (deificazione partecipativa): i fedeli partecipano al mistero pasquale di Cristo. Soffrire con Cristo significa divenire conformi a lui (Rm 8,29). Il martirio è il vertice di questa partecipazione. Atanasio, Massimo il Confessore. Il culto delle reliquie e dei martiri ne è espressione liturgica. Posizione contemporanea: Vladimir Losskij, John Romanides. La sinergia divino-umana include una partecipazione all’opera redentrice senza concorrenza.

riformata

Calvino (Commento ai Colossesi, 1548) rifiuta fermamente ogni idea che il sacrificio di Cristo sia insufficiente e richieda «completamento». «Quello che manca ai patimenti di Cristo» designa non l’opera redentrice (perfetta e conclusa) ma le sofferenze che Paolo, in quanto membro del corpo di Cristo, deve sopportare per l’edificazione della Chiesa. La redenzione oggettiva è interamente compiuta in Cristo; le sofferenze apostoliche sono espressione e applicazione di questa redenzione, non aggiunta. Posizione condivisa dalla Confessione elvetica posteriore (1566) e dalla Confessione di Westminster (1647).

luterana

Lutero e la tradizione luterana ricevono Col 1,24 come riferito alle sofferenze dell’apostolo per la Chiesa, non come completamento del sacrificio di Cristo. La redenzione oggettiva è compiuta una volta per sempre (cfr. Eb 7,27; 9,12.26-28; 10,10-14). Le sofferenze cristiane (theologia crucis) sono espressione della conformità a Cristo, non corredenzione. Posizione condivisa dalla Confessione di Augusta, dall’Apologia e dalla Formula di Concordia.

anglicana

L’anglicanesimo riceve l’unicità del sacrificio (Thirty-Nine Articles, art. 31) valorizzando al tempo stesso la comunione dei santi. L’Alta Chiesa (anglocattolici) riconosce una partecipazione mistica dei santi all’opera redentrice; la Bassa Chiesa (evangelicale) accentua l’unicità. Posizione contemporanea: N. T. Wright propone una lettura in chiave di alleanza in cui la Chiesa sofferente partecipa alla missione redentrice di Cristo come corpo. Rowan Williams.

anabattista

Gli anabattisti hanno ricevuto l’unicità del sacrificio valorizzando al tempo stesso il martirio come partecipazione alla Nachfolge Christi. Il Martyrs Mirror (Thieleman J. van Braght, 1660) è memoria storica dei martiri anabattisti. La sofferenza cristiana è conformità a Cristo, non corredenzione. Posizione contemporanea: Stanley Hauerwas e John Howard Yoder articolano una politica del martirio come testimonianza non violenta.

Sintesi

Col 1,24 resta un testo delicato da interpretare. La posizione dominante nella critica: Paolo (o il suo discepolo) parla della partecipazione delle sofferenze apostoliche al mistero pasquale di Cristo, nel contesto dell’immagine paolina del corpo ecclesiale (Cristo soffre nelle sue membra). Questa partecipazione non aggiunge nulla all’opera redentrice (perfetta e conclusa) ma ne applica gli effetti nella storia. Le confessioni divergono sulla natura di questa partecipazione: per cattolici e ortodossi ha valore salvifico mistico; per i protestanti esprime senza co-causare. La Dichiarazione congiunta sulla giustificazione (1999) non affronta specificamente Col 1,24.

Codice domestico (Col 3,18-22): schiavitù e gerarchia

Col 3,22 comanda agli schiavi di obbedire ai loro padroni «in tutto». Col 4,1 chiede ai padroni di agire con giustizia verso i loro schiavi. Questo codice domestico ha fondato la schiavitù cristiana? Come articolare questo testo e la dignità umana? Questione maggiore nella storia della coscienza cristiana (abolizionismo).

cattolica

La Chiesa cattolica ha a lungo tollerato la schiavitù come «diritto naturale» (Aristotele-Tommaso, Summa theologiae II-II, q. 57, a. 3; q. 104, a. 5). Posizione evolutiva: Gregorio Magno († 604) libera schiavi; bolle che condannano la schiavitù degli indigeni (Paolo III, Sublimis Deus, 1537; Urbano VIII, 1639; Benedetto XIV, 1741) ma poco applicate; Leone XIII (In Plurimis, 1888) condanna fermamente dopo l’abolizione in Brasile; il Vaticano II (Gaudium et Spes §§27, 29) condanna definitivamente. CCC §2414. Il codice colossese è letto in contesto storico: Paolo non poteva abolire la schiavitù ma ha posto i principi (uguaglianza ontologica, Col 3,11) che ne hanno prodotto l’abolizione.

ortodossa

L’ortodossia ha generalmente seguito le norme bizantine e poi nazionali sulla schiavitù. Nessun magistero centrale paragonabile a Roma. La posizione contemporanea condanna la schiavitù. Il codice domestico colossese è letto contestualmente. La teologia patristica (Gregorio di Nissa, De hominis opificio) ha criticato la schiavitù come contraria all’immagine divina. Posizione contemporanea: metropolita Kallistos Ware.

riformata

La tradizione riformata ha avuto una storia ambigua sulla schiavitù. Calvino non ha condannato la schiavitù in linea di principio. Le colonie riformate (Paesi Bassi, Sudafrica — apartheid fino al 1994) hanno praticato la schiavitù e il razzismo. Ma il movimento abolizionista è stato largamente alimentato da riformati ed evangelicali (quaccheri, presbiteriani, e William Wilberforce, anglicano formato dall’influsso di John Newton). La Comunione mondiale di Chiese riformate ha pubblicato dichiarazioni di pentimento (Belhar 1986 contro l’apartheid). Posizione contemporanea: condanna assoluta della schiavitù e del razzismo.

luterana

Lutero ha accettato la schiavitù e la servitù come istituzioni sociali (in particolare in Contro le orde assassine e ladronesche dei contadini, 1525, che condanna la guerra dei contadini). Le colonie luterane scandinave hanno praticato la schiavitù atlantica. Pastori luterani maggiori hanno avuto posizioni divergenti: Dietrich Bonhoeffer († 1945) ha resistito al nazismo e al razzismo. La Chiesa evangelica in Germania ha pubblicato dichiarazioni di pentimento. Posizione contemporanea: condanna assoluta.

anglicana

La Chiesa d’Inghilterra ha avuto una storia ambigua: partecipazione alla tratta atlantica (Royal African Company), ma anche movimento abolizionista anglicano (William Wilberforce, John Newton — ex mercante di schiavi convertito, autore di Amazing Grace). Abolizione nel Regno Unito (tratta 1807, schiavitù nell’Impero 1833). La Conferenza di Lambeth del 1888 condanna definitivamente. Posizione contemporanea: pentimento e condanna. Il Project Spire della Chiesa d’Inghilterra (2023) finanzia la riparazione del passato schiavista della Chiesa.

anabattista

Anabattisti, mennoniti e quaccheri sono stati tra i primi cristiani a condannare sistematicamente la schiavitù. La Germantown Quaker Petition Against Slavery (1688) è uno dei primi documenti abolizionisti. I quaccheri americani sono stati all’avanguardia dell’abolizionismo (John Woolman, Anthony Benezet). Mennoniti contemporanei: John Howard Yoder (The Politics of Jesus, 1972) critica l’uso ideologico del codice domestico. La «subordinazione rivoluzionaria» yoderiana: Cristo sovverte la gerarchia mediante la propria subordinazione volontaria.

Sintesi

Il codice domestico colossese (Col 3,18 – 4,1) è oggi letto in contesto storico: Paolo (o il suo discepolo) non poteva abolire la schiavitù greco-romana ma ha posto i principi (uguaglianza ontologica in Col 3,11; richiamo ai padroni in Col 4,1) che hanno condotto alla sua abolizione. La storia cristiana della complicità con la schiavitù è tragica (cattolici, ortodossi, luterani, anglicani e riformati coinvolti a diversi gradi). Anabattisti e quaccheri sono stati all’avanguardia dell’abolizionismo fin dal Seicento. Oggi tutte le grandi tradizioni cristiane condannano assolutamente la schiavitù. Il codice domestico colossese resta un testo delicato da leggere in prospettiva contemporanea, che esige di distinguere la forma storica (accettazione della schiavitù greco-romana) e il nucleo evangelico (uguaglianza ontologica in Cristo).

Ricezione storica

Ricezione patristica (II-V sec.)

Giovanni Crisostomo (Omelie sui Colossesi, dodici omelie) è il commento patristico maggiore. Teodoreto di Cirro, Severiano di Gabala, l’Ambrosiaster, Mario Vittorino, Girolamo e Agostino commentano. Su Col 1,15 («primogenito di tutta la creazione») la controversia ariana del IV secolo ha lungamente dibattuto: Atanasio di Alessandria (Discorsi contro gli Ariani) difende la lettura ortodossa.

Ricezione medievale

Tommaso d’Aquino (Super Epistolam ad Colossenses, verso il 1265-1268) commenta. Su Col 1,15-20 Tommaso difende la cristologia nicena. Su Col 1,24 articola la partecipazione dei santi all’opera di Cristo senza contraddire l’unicità del sacrificio. Bonaventura, Pietro Lombardo, Glossa ordinaria. Per la mistica medievale, Col 3,1-4 («la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio») ha alimentato la spiritualità del distacco.

Ricezione bizantina

L’esegesi bizantina segue Crisostomo. Ecumenio, Teofilatto di Ocrida ed Eutimio Zigabeno commentano. Su Col 1,15-20 Massimo il Confessore sviluppa la sua cristologia cosmica. Gregorio Palamas integra Col 1,19 e 2,9 (πλήρωμα) nella sua teologia delle energie divine. Nicola Cabasilas.

Ricezione della Riforma

Lutero non ha commentato formalmente Colossesi ma cita regolarmente Col 1,15-20 e Col 2,9 come testi pilastro della cristologia. Calvino pubblica nel 1548 il suo Commento ai Colossesi: rigore filologico, difesa della sufficienza cristologica contro le pratiche supererogatorie. Su Col 1,24 Calvino difende l’unicità del sacrificio. Sul versante cattolico: Cornelius a Lapide († 1637), Estius. Il concilio di Trento cita Col 1,19-20 e 2,9 nel decreto sulla giustificazione. Sul versante radicale, gli anabattisti accentuano la sufficienza cristologica contro le tradizioni umane (Col 2,8).

Ricezione moderna (XIX-XXI sec.)

(1) F. C. Baur (1845) colloca Colossesi tra le deuteropaoline. (2) Eduard Lohse (Die Briefe an die Kolosser und an Philemon, KEK, 1968) è lo studio critico maggiore: deuteropaolinità, eresia come gnosi giudaizzante. (3) James D. G. Dunn (The Epistles to the Colossians and to Philemon, NIGTC, 1996) difende l’autenticità paolina e propone una lettura sapienziale dell’eresia.

(4) N. T. Wright (The Epistles of Paul to the Colossians and to Philemon, TNTC, 1986; The Climax of the Covenant, 1991, capp. 5-6) difende l’autenticità e legge Col 1,15-20 entro un monoteismo giudaico allargato. (5) Markus Barth e Helmut Blanke (Colossians, AB, 1994) approfondiscono. Ulteriori commentari maggiori: Peter O’Brien (WBC, 1982), Andrew Lincoln (NIB, 2000), Ben Witherington (2007), Douglas Moo (PNTC, 2008), Scot McKnight (NICNT, 2018), David Pao (ZECNT, 2012). In italiano: Giuseppe Barbaglio e Rinaldo Fabris.

Approfondimenti esegetici

Dossier tematici sui punti in cui l’esegesi contemporanea dibatte ancora: testi chiave, filologia, storia della ricezione.

Colossesi è indirizzata a una piccola città della Frigia che Paolo non ha fondato e non ha mai visitato (2,1); Epafra, suo collaboratore, vi aveva portato il Vangelo (1,7). La lettera combatte una «filosofia» la cui identificazione resta enigmatica, e contiene l’inno cosmico di 1,15-20, dove il Cristo è presentato come mediatore della creazione.

L’autenticità

Colossesi occupa una posizione mediana: più vicina alle grandi lettere di quanto lo sia Efesini, ma se ne distingue per uno stile dalle frasi lunghe e dai genitivi accumulati, per l’assenza di termini paolini centrali — «giustificazione», «legge», «salvezza» in senso soteriologico — e per un’escatologia in cui il credente è già «risorto con Cristo» (2,12; 3,1), là dove Rm 6,5 riserva la risurrezione al futuro. La ricerca si divide tra l’autenticità, con Paolo che scrive dalla prigionia verso il 60-62 con l’aiuto di un segretario, e la pseudepigrafia, con un discepolo che scrive verso il 70-80 nella linea del maestro. Il legame stretto con Filemone, che nomina le stesse persone — Onesimo, Epafra, Archippo, Aristarco, Marco, Dema, Luca — è l’argomento principale dell’autenticità: se Colossesi è un falso, il suo autore ha accuratamente preso in prestito i nomi da una lettera autentica.

La «filosofia» di Colosse (2,8-23)

TrattoRiferimentoIpotesi di identificazione
«Filosofia e vano inganno secondo la tradizione umana, secondo gli elementi del mondo»2,8Gli στοιχεῖα: potenze astrali, oppure principi elementari
Prescrizioni su cibi, feste, noviluni, sabati2,16Una componente giudaica, calendariale e alimentare
«Culto degli angeli», visioni, umiltà affettata2,18Un misticismo giudaico di tipo apocalittico, oppure una venerazione degli angeli mediatori; il genitivo è ambiguo: culto reso agli angeli, o partecipazione al culto che gli angeli celebrano
«Non prendere, non gustare, non toccare»2,21Un ascetismo rigoroso

Tre identificazioni dominano: un giudaismo sincretistico e mistico, prossimo alle correnti attestate a Qumran e nella letteratura delle Hekhalot; uno gnosticismo nascente; oppure un sincretismo frigio locale che mescola giudaismo, culti misterici e speculazioni astrali. Il testo è troppo allusivo per decidere, e alcuni hanno proposto che non vi fosse un errore preciso ma un avvertimento generale.

L’inno cosmico (1,15-20)

«Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione. Perché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: troni, dignità, dominazioni, autorità. Tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose, e tutte sussistono in lui. Egli è il capo del corpo della Chiesa.»
Colossesi 1,15-18

L’inno, in due strofe parallele, sulla creazione (15-17) e sulla riconciliazione (18-20), attribuisce al Cristo il ruolo che la Sapienza occupa in Pr 8,22-31 e Sap 7,26, «immagine» e «primogenito». Il titolo πρωτότοκος πάσης κτίσεως fu al centro della controversia ariana: Ario vi leggeva un genitivo partitivo, per cui il primogenito farebbe parte della creazione; Atanasio un genitivo di superiorità, per cui il primogenito ha rango al di sopra di tutta la creazione, lettura imposta dal versetto seguente, «perché in lui tutto è stato creato». La precisazione «della Chiesa» al v. 18 è verosimilmente un’aggiunta dell’autore a un inno che parlava del cosmo come corpo del Cristo.

Il codice domestico (3,18–4,1)

Colossesi è il primo testo cristiano a riprendere il genere del codice domestico (Haustafel), che la filosofia ellenistica aveva sviluppato a partire dall’Economico aristotelico: le tre coppie di relazioni — marito e moglie, padre e figli, padrone e schiavi — con l’obbligo reciproco. La novità cristiana è modesta ma reale: l’allocuzione ai subordinati come soggetti morali, e la formula «nel Signore» che qualifica ogni relazione. Il dibattito verte sulla questione se il codice cristianizzi l’ordine sociale o lo sancisca.

Bibliografia selettiva

Riferimenti selezionati secondo le convenzioni del SBL Handbook of Style (2ª ed., 2014).

  • Aletti, Jean-Noël. Saint Paul, Épître aux Colossiens : Introduction, traduction et commentaire. EBib n.s. 20. Paris : Gabalda, 1993.
  • Barth, Markus, and Helmut Blanke. Colossians : A New Translation with Introduction and Commentary. AB 34B. New York : Doubleday, 1994.
  • Bockmuehl, Markus. Revelation and Mystery in Ancient Judaism and Pauline Christianity. Tübingen : Mohr Siebeck, 1990.
  • Bruce, F. F. The Epistles to the Colossians, to Philemon, and to the Ephesians. NICNT. Grand Rapids : Eerdmans, 1984.
  • Dettwiler, Andreas, Jean-Daniel Kaestli et Daniel Marguerat, éd. Paul, une théologie en construction. Le Monde de la Bible 51. Genève : Labor et Fides, 2004.
  • Dunn, James D. G. The Epistles to the Colossians and to Philemon : A Commentary on the Greek Text. NIGTC. Grand Rapids : Eerdmans, 1996.
  • Foster, Paul. Colossians. BNTC. London : Bloomsbury, 2016.
  • Francis, Fred O. Conflict at Colossae : A Problem in the Interpretation of Early Christianity. Missoula : Scholars, 1973.
  • Käsemann, Ernst. « Eine urchristliche Tauf-Liturgie. » In Festschrift Rudolf Bultmann zum 65. Geburtstag überreicht, 133-148. Stuttgart : Kohlhammer, 1949.
  • Lincoln, Andrew T. « The Letter to the Colossians. » In The New Interpreter's Bible, vol. 11, 551-669. Nashville : Abingdon, 2000.
  • Lohse, Eduard. Colossians and Philemon. Hermeneia. Philadelphia : Fortress, 1971.
  • MacDonald, Margaret Y. Colossians and Ephesians. SacPag 17. Collegeville : Liturgical Press, 2000.
  • McKnight, Scot. The Letter to the Colossians. NICNT. Grand Rapids : Eerdmans, 2018.
  • Moo, Douglas J. The Letters to the Colossians and to Philemon. PNTC. Grand Rapids : Eerdmans, 2008.
  • O'Brien, Peter T. Colossians, Philemon. WBC 44. Waco : Word, 1982.
  • Pao, David W. Colossians and Philemon. ZECNT. Grand Rapids : Zondervan, 2012.
  • Pokorný, Petr. Colossians : A Commentary. Peabody : Hendrickson, 1991.
  • Schweizer, Eduard. The Letter to the Colossians : A Commentary. Minneapolis : Augsburg, 1982.
  • Stuckenbruck, Loren T. Angel Veneration and Christology. WUNT 2/70. Tübingen : Mohr Siebeck, 1995.
  • Sumney, Jerry L. Colossians : A Commentary. NTL. Louisville : Westminster John Knox, 2008.
  • Wright, N. T. The Epistles of Paul to the Colossians and to Philemon. TNTC. Grand Rapids : Eerdmans, 1986.
  • Fabris, Rinaldo. Le lettere della prigionia. Roma: Borla, 2001.
  • Barbaglio, Giuseppe. Le lettere di Paolo. 3 voll. Roma: Borla, 1990.
  • Teilhard de Chardin, Pierre. Il fenomeno umano. Brescia: Queriniana, 1995.

Complementi

  • Marguerat, Daniel, éd. Introduction au Nouveau Testament. 5e éd. Genève : Labor et Fides, 2021.
  • Aletti, Jean-Noël. Saint Paul, Épître aux Colossiens. Études bibliques. Paris : Gabalda, 1993.
  • Lohse, Eduard. Colossians and Philemon. Hermeneia. Philadelphie : Fortress, 1971.
  • Dunn, James D. G. The Epistles to the Colossians and to Philemon. NIGTC. Grand Rapids : Eerdmans, 1996.
  • Arnold, Clinton E. The Colossian Syncretism. Tübingen : Mohr Siebeck, 1995.

Vedi anche

Quiz — La Lettera ai Colossesi

Qual è l’argomento principale a favore dell’autenticità di Colossesi?