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Lettera a Tito (Tt)

La Lettera a Tito è la terza delle lettere pastorali, la più breve (3 capitoli, 46 versetti). Indirizzata a Tito, collaboratore di Paolo lasciato a Creta per organizzare le Chiese nascenti, struttura i ministeri presbiterali ed episcopali (Tt 1,5-9) e formula un codice domestico cristiano (Tt 2,1-10) che ordina la vita sociale cristiana per categorie (anziani, anziane, giovani, schiavi). Contiene anche due dichiarazioni di fede maggiori (Tt 2,11-14 e 3,4-7) che hanno segnato la liturgia cristiana.

Presentazione

Autore
«Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo» (Tt 1,1). Autenticità paolina fortemente discussa come per 1-2 Tm (cfr. la notizia dettagliata su 1 Tm). Posizione maggioritaria critica: deuteropaolinità; posizione conservatrice: autenticità.
Data di redazione
Se autentica: verso il 63-65 d.C., tra le due prigionie romane (ipotesi della liberazione tra il 62 e il 64 difesa da Bruce e Marshall). Se deuteropaolina: verso il 90-110.
Destinatari
Tito, collaboratore greco non circonciso di Paolo (Gal 2,1-3), lasciato a Creta per organizzare le Chiese. Tito è menzionato in 2 Cor (missione di riconciliazione), Gal (presentazione a Gerusalemme), 2 Tm 4,10 (invio in Dalmazia). Al di là del destinatario individuale, la lettera si rivolge alle Chiese cretesi nascenti.
Luogo di redazione
Se autentica: Nicopoli (Tt 3,12, città dell’Epiro fondata da Augusto) o Macedonia. Se deuteropaolina: probabilmente Asia Minore.
Occasione / contesto
Tre obiettivi: (1) organizzare le Chiese cretesi (costituzione di presbiteri in ogni città, Tt 1,5); (2) combattere i falsi maestri «soprattutto di origine giudaica» (1,10); (3) istruire sulla vita cristiana nella società (codice domestico 2,1-10) e sull’obbedienza civile (3,1-2).
Lingua originale
Greco della koinè. Vocabolario e stile vicini a 1-2 Tm (vocabolario pastorale: eusebeia, sōphrosynē, hygiainousa didaskalia, «sana dottrina»). Trentacinque hapax su 46 versetti.
Posto nel canone
Ricevuta universalmente fin dal II secolo (Policarpo possibile, Ireneo, canone di Muratori, Tertulliano). Assente dal canone di Marcione (che respingeva le pastorali).

Autenticità e critica dell’attribuzione

L’autenticità di Tito fa parte del dibattito globale sulle lettere pastorali (cfr. la notizia dettagliata su 1 Tm).

Argomenti specifici per Tito:

(1) Dettagli biografici: Tito lasciato a Creta (1,5), richiesta di raggiungere Nicopoli per l’inverno (3,12), invio di Zena e Apollo (3,13). Questi elementi precisi sono argomenti a favore dell’autenticità (difficili da inventare in una pseudepigrafia).

(2) Menzione di Creta: nessuna menzione di missione paolina a Creta negli Atti o nelle lettere incontestate. Ciò suggerisce o una liberazione di Paolo tra le due prigionie romane (con missione a Creta e in altre regioni), o una finzione storica pseudepigrafica.

(3) Celebre citazione cretese (Tt 1,12): «Uno di loro, proprio un loro profeta, disse: I Cretesi sono sempre bugiardi, brutte bestie, ventri pigri» — citazione attribuita a Epimenide di Creta (VI secolo a.C.), ripresa da Callimaco (Inno a Zeus). Questo versetto costituisce un caso classico del paradosso del mentitore (un cretese afferma che tutti i cretesi mentono).

(4) Parentela letteraria con 1-2 Tm: le tre pastorali condividono un vocabolario specifico. Argomento forte per la loro composizione comune, ma ambiguo (da parte di un Paolo tardivo, di un segretario comune, di un discepolo).

Posizione dominante critica: deuteropaolinità probabile (come per 1-2 Tm). Posizione conservatrice: autenticità paolina. Posizione mediana: scritto nella cerchia paolina.

Struttura letteraria

  1. Saluto e mandato (Tt 1,1-4)

    Saluto teologico sviluppato: Paolo, «servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare i credenti eletti da Dio alla fede e alla conoscenza della verità che è secondo la pietà, nella speranza della vita eterna, promessa prima dei secoli eterni da quel Dio che non mente» (1,1-2, apseudēs theos — Dio che non mente, contrasto implicito con i cretesi bugiardi di 1,12). Indirizzo a Tito, «mio vero figlio nella fede comune» (1,4).

  2. Costituzione dei presbiteri (Tt 1,5-16)

    Mandato: «costituire presbiteri (presbyterous) in ogni città» (1,5). Criteri per i presbiteri-vescovi (1,5-9, parallelo a 1 Tm 3,1-7): irreprensibile, marito di una sola moglie, figli credenti, non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagno disonesto, ospitale, amante del bene, saggio, giusto, pio, padrone di sé. Criterio dottrinale: «attaccato alla dottrina sicura, secondo l’insegnamento trasmesso, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono» (1,9). Confronto con i falsi maestri: «molti insubordinati, chiacchieroni e ingannatori, soprattutto tra quelli di origine giudaica» (1,10). Citazione di Epimenide: «I Cretesi sono sempre bugiardi, brutte bestie, ventri pigri» (1,12). «Questa testimonianza è vera» (1,13). Avvertimento contro le «favole giudaiche» (1,14) e gli uomini corrotti (1,15-16).

  3. Il codice domestico cristiano (Tt 2,1-10)

    Insegnamento per categorie sociali (Haustafel cristiana): (a) Uomini anziani (presbytas) — sobri, dignitosi, assennati, sani nella fede, nell’amore, nella pazienza (2,2). (b) Donne anziane (presbytidas) — dignitose nel comportamento, non maldicenti, non schiave del vino, maestre di bene, che formino le giovani donne (2,3-4). (c) Giovani donne — amanti del marito e dei figli, sagge, caste, custodi della casa (oikourgous), buone, sottomesse ai mariti, «perché la parola di Dio non venga bestemmiata» (2,4-5). (d) Giovani uomini — moderati (2,6). (e) Tito — esempio di opere buone, parola sana e irreprensibile (2,7-8). (f) Schiavi (doulous) — sottomessi in tutto ai loro padroni, che non contraddicano, non rubino nulla, mostrino una fedeltà perfetta, «per fare onore in tutto alla dottrina di Dio, nostro salvatore» (2,9-10).

  4. Prima confessione di fede (Tt 2,11-14)

    Dichiarazione maggiore: «È apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini (epephanē gar hē charis tou theou sōtērios pasin anthrōpois). Essa ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza (makarian elpida) e della manifestazione della gloria (epiphaneian tēs doxēs) del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo, il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone» (2,11-14). Inno teologico che struttura la grazia universale, l’etica presente, la speranza escatologica.

  5. Sottomissione civile e vita cristiana (Tt 3,1-2)

    Esortazione alla sottomissione civile: «Ricorda loro di essere sottomessi ai magistrati e alle autorità (archais exousiais), di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le contese, di essere mansueti, mostrando ogni dolcezza verso tutti gli uomini» (3,1-2). Parallelo a Rm 13,1-7 e 1 Pt 2,13-17.

  6. Seconda confessione di fede (Tt 3,3-8)

    Prima: «anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell’invidia» (3,3). Ma: «Quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini (hē chrēstotēs kai hē philanthrōpia), egli ci ha salvati non per opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia, mediante il lavacro di rigenerazione (loutrou palingenesias) e di rinnovamento (anakainōseōs) nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché, giustificati dalla sua grazia (dikaiōthentes tē ekeinou chariti), diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna» (3,4-7). Versetto maggiore sulla giustificazione per grazia e sul battesimo rigeneratore. Conclusione sulle opere buone (3,8).

  7. Avvertimento e conclusione (Tt 3,9-15)

    Evitare le «questioni sciocche, le genealogie, le contese e le polemiche intorno alla legge» (3,9). Disciplina dell’eretico: «Dopo una o due ammonizioni, sta’ lontano da chi è fazioso» (3,10, hairetikon anthrōpon — uno dei rari impieghi di hairetikos nel NT). Note personali: invio di Artema o di Tichico, richiesta di raggiungere Paolo a Nicopoli (3,12). Aiuto per Zena e Apollo (3,13). Saluti e grazia finale (3,15).

Teologia principale

La grazia universale (Tt 2,11)

Tito 2,11 contiene una delle affermazioni più universali della grazia nel NT: «È apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini» (epephanē gar hē charis tou theou sōtērios pasin anthrōpois).

Analisi esegetica. Il versetto può leggersi in due modi:

(a) «La grazia salvifica per tutti gli uomini è apparsa» (pasin anthrōpois qualifica sōtērios) — affermazione della portata universale della salvezza.

(b) «La grazia di Dio è apparsa a tutti gli uomini» (pasin anthrōpois qualifica epephanē) — affermazione della manifestazione universale del Vangelo.

Entrambe le letture sono grammaticalmente difendibili. La maggioranza critica preferisce (a) o una combinazione delle due: la grazia salvifica apparsa in Cristo è manifestata a tutti e destinata a tutti.

Portata teologica. Tt 2,11 ha nutrito le teologie dell’universalismo salvifico (in senso lato: Dio vuole salvare tutti gli uomini, senza dire che tutti saranno effettivamente salvati), spesso in collegamento con 1 Tm 2,4 («Dio nostro salvatore vuole che tutti gli uomini siano salvati») e 2 Pt 3,9 («non vuole che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi»).

Dibattiti confessionali.

Universalismo stretto (apocatastasi di Origene, Gregorio di Nissa in parte, alcuni pensatori moderni come potenzialmente Karl Barth, Karl Rahner sui «cristiani anonimi»): tutti saranno effettivamente salvati al termine della storia. Posizione minoritaria nel cristianesimo storico, condannata come tale dal concilio di Costantinopoli II (553, condanna di Origene).

Universalismo della portata della salvezza (cattolicesimo classico, arminianesimo, metodismo wesleyano, luteranesimo): Dio vuole salvare tutti, la salvezza è offerta a tutti, ma è richiesta la libera accettazione (e alcuni possono rifiutare).

Elezione particolare (agostinismo stretto, calvinismo classico): la grazia salvifica è offerta universalmente nella sua estensione esterna (la predicazione) ma è efficace soltanto per gli eletti, scelti liberamente da Dio (electio). Il sinodo di Dordrecht (1618-1619, contro l’arminianesimo) sistematizza i cinque punti TULIP. Tt 2,11 è interpretato: «tutti gli uomini» = «tutte le categorie di uomini» (giudei, greci, schiavi, liberi, uomini, donne — come enumerati nel codice domestico 2,1-10), non «ogni uomo individualmente».

Ricezione confessionale contemporanea.

Cattolicesimo: Lumen gentium 16 e Gaudium et spes 22 (Vaticano II) affermano la possibilità della salvezza per i non cristiani di buona volontà. Karl Rahner sviluppa la teologia dei «cristiani anonimi». Dominus Iesus (CDF, 2000) precisa: Cristo è l’unico Salvatore, ma la sua grazia può raggiungere i non cristiani per vie che Dio conosce.

Ortodossia: tradizione dell’amore di Dio per gli uomini (philanthrōpia, termine ripreso in Tt 3,4) che struttura la soteriologia ortodossa. Posizione prudente sull’universalismo stretto (rifiuto ufficiale di Origene), ma mantenimento di una speranza ampia.

Protestantesimo: tradizione divisa. I riformati calvinisti confessionali (TULIP) mantengono l’elezione particolare. I riformati evangelicali contemporanei (J. I. Packer, Tim Keller) modulano. Luterani, anglicani, metodisti, battisti (generalmente) affermano l’universalità della portata della salvezza senza universalismo stretto. Karl Barth (Dogmatica II/2) propone una dottrina originale dell’elezione: Gesù Cristo è insieme l’eletto (Eletto di Dio in quanto uomo) e il reprobo (che assume la riprovazione per tutti), il che apre teoricamente all’universalismo senza affermarlo dogmaticamente.

Il battesimo di rigenerazione (Tt 3,5)

Tito 3,5 è uno dei versetti più importanti del NT sul battesimo: «Egli ci ha salvati […] mediante il lavacro di rigenerazione (dia loutrou palingenesias) e di rinnovamento nello Spirito Santo (anakainōseōs pneumatos hagiou)».

Vocabolario.

Loutron («bagno», «abluzione») designa qui il battesimo cristiano. Lo stesso termine è impiegato in Ef 5,26 («purificandola con il lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola»).

Palingenesia («rigenerazione», letteralmente «nuova nascita») è un hapax neotestamentario associato al battesimo — termine ripreso per la rigenerazione escatologica in Mt 19,28. Evoca la nuova nascita (Gv 3,3-7; 1 Pt 1,3.23) e la nuova creazione (2 Cor 5,17; Gal 6,15).

Anakainōsis («rinnovamento») designa l’azione progressiva dello Spirito Santo nella santificazione (Rm 12,2; Col 3,10).

Teologia battesimale. Il versetto associa strettamente battesimo d’acqua e rinnovamento dello Spirito. Ha strutturato la dottrina della rigenerazione battesimale nella tradizione cristiana.

Letture confessionali.

Cattolicesimo: il battesimo opera la regeneratio ex opere operato (per la forza del rito compiuto) — la grazia santificante è conferita dal sacramento (Catechismo 1262-1284; Trento sess. V e VII). Il battesimo cancella il peccato originale e tutti i peccati attuali, conferisce l’adozione divina, incorpora a Cristo e alla Chiesa, imprime un carattere indelebile. Pratica del battesimo dei bambini tradizionalmente giustificata da 1 Cor 7,14 (i figli dei credenti sono santi), dalle «famiglie» battezzate negli Atti (Lidia, carceriere di Filippi, Crispo, Stefana), e dalla necessità della grazia battesimale per la salvezza.

Ortodossia: posizione simile a quella cattolica sulla regeneratio battesimale, ma con accento sull’illuminazione (phōtismos — termine patristico per il battesimo) e sulla deificazione (theōsis) che comincia con il battesimo. Trinità d’iniziazione: battesimo più crismazione più prima comunione, celebrati insieme per i neonati.

Anglicanesimo: Trentanove Articoli, art. XXVII: «Baptism is not only a sign of profession […] but it is also a sign of Regeneration or new birth, whereby, as by an instrument, they that receive baptism rightly are grafted into the Church». La rigenerazione battesimale è affermata ma con sfumature (i trattariani del XIX secolo la irrigidiranno; gli evangelicali anglicani la moduleranno).

Luteranesimo: Lutero (Piccolo Catechismo, 1529, parte IV): «Il battesimo opera la remissione dei peccati, libera dalla morte e dal diavolo, dona la beatitudine eterna a tutti coloro che credono a ciò che dicono le parole e le promesse di Dio». Mantenimento della regeneratio battesimale. Battesimo dei bambini fortemente difeso.

Riformati: Calvino (Istituzione IV, 15) difende il battesimo come segno e sigillo dell’alleanza, ma sfuma la rigenerazione ex opere operato. Il battesimo non opera meccanicamente, ma significa e sigilla ciò che Dio compie. Pratica del battesimo dei bambini in coerenza con l’alleanza (i figli dei credenti sono inclusi nell’alleanza come i bambini ebrei erano circoncisi). Posizione della Confessione elvetica posteriore (1566, cap. XX) e di Westminster (1647, cap. XXVIII).

Anabattisti: rifiuto del battesimo dei bambini. Confessione di Schleitheim (1527, art. I): «Il battesimo dev’essere dato a tutti coloro che hanno imparato la penitenza e l’emendamento di vita, e che credono veramente che i loro peccati sono tolti da Cristo». Il battesimo richiede una fede consapevole e personale. La rigenerazione precede il battesimo e non è operata da esso (il battesimo significa la rigenerazione già avvenuta). Questa posizione è all’origine del nome «anabattista» (ribattezzatori): ribattezzavano gli adulti che avevano ricevuto un battesimo infantile invalido ai loro occhi. Posizione contemporanea mantenuta: mennoniti, battisti, fratelli e pentecostali praticano il battesimo del credente (believer’s baptism).

Il codice domestico cristiano (Tt 2,1-10)

Tito 2,1-10 è uno dei principali esempi di codice domestico cristiano (Haustafel, «tavola della casa») del NT — genere letterario greco-romano ripreso e cristianizzato. I codici domestici articolano la vita familiare e sociale per categorie: sposi/spose, genitori/figli, padroni/schiavi.

Codici domestici del NT.

Col 3,18 – 4,1 (spose/mariti, figli/genitori, schiavi/padroni).

Ef 5,21 – 6,9 (versione ampliata con Cristo-Chiesa come modello della coppia).

1 Pt 2,18 – 3,7 (schiavi, spose, mariti).

Tt 2,1-10 (per categorie di età e di stato: uomini anziani, donne anziane, giovani donne, giovani uomini, schiavi).

1 Tm 2,8 – 3,13; 5,1 – 6,2 (uomini, donne, ministri, vedove, schiavi).

Origine e adattamento. I codici domestici mutuano la loro forma dalla filosofia popolare stoica e peripatetica (cfr. Aristotele, Politica I, 12-13 sull’oikonomia). Ma il NT li trasforma mediante:

(a) L’ancoraggio cristologico: la relazione Cristo-Chiesa è modello della coppia (Ef 5,21-33).

(b) La reciprocità nuova: i mariti devono amare come Cristo ha amato la Chiesa (sacrificalmente), i padroni devono trattare giustamente gli schiavi (Col 4,1; Ef 6,9), riconoscendo che anch’essi hanno un Padrone nel cielo.

(c) La finalità missionaria: Tt 2,5.8.10 ripete «perché la parola di Dio non venga bestemmiata», «perché l’avversario resti confuso», «per fare onore in tutto alla dottrina di Dio nostro salvatore». La vita cristiana rispettabile è apologetica.

Letture contemporanee. I codici domestici sono tra i testi più discussi del NT contemporaneo:

Lettura complementarista: i codici domestici fondano un ordine familiare divino universale e normativo (autorità del marito, sottomissione della sposa, obbedienza dei figli). Posizione difesa dal Council on Biblical Manhood and Womanhood (1987), Danvers Statement.

Lettura egualitarista: i codici domestici sono un adattamento storico-culturale alla società greco-romana, da leggere alla luce dell’uguaglianza battesimale di Gal 3,28. L’obiettivo missionario («perché la parola non venga bestemmiata») suggerisce che questi codici fossero strategici per la missione, non normativi in se stessi. Posizione di Christians for Biblical Equality (1987) e dell’esegesi femminista (Schüssler Fiorenza, Osiek).

Lettura critica (Schüssler Fiorenza, In Memory of Her, 1983): i codici domestici segnano una regressione patriarcale rispetto al movimento di Gesù e al Paolo autentico più aperto. Tito e le pastorali riflettono la «routinizzazione» e la conformità alle norme patriarcali greco-romane nella seconda generazione cristiana.

La questione della schiavitù. Tt 2,9-10 («Esorta gli schiavi a essere sottomessi in tutto ai loro padroni; li accontentino e non li contraddicano») è uno dei testi del NT che sono stati a lungo usati per legittimare la schiavitù cristiana. La controversia abolizionista anglosassone del XIX secolo ha opposto: (a) i difensori della schiavitù che citavano questi testi; (b) gli abolizionisti (Wilberforce, Wesley, Lincoln) che invocavano Gal 3,28 e la dignità battesimale come principio ermeneutico sovraordinato. La coscienza cristiana contemporanea riconosce unanimemente la dignità assoluta di ogni essere umano e la condanna della schiavitù come istituzione. Ciò pone la questione ermeneutica: se Tt 2,9-10 è stato superato sulla schiavitù, si può applicare il medesimo principio ermeneutico a 1 Tm 2,11-15 o a Tt 2,5 sui ruoli di genere?

Dispute teologiche maggiori

Le dispute seguenti mobilitano le sei grandi voci confessionali (cattolica, ortodossa, riformata, luterana, anglicana, anabattista), con interiezioni del Professor Tryphon Goldberg, persona pedagogica ebraica del sito.

Rigenerazione battesimale e battesimo dei bambini

Tt 3,5 («il lavacro di rigenerazione») è uno dei pilastri della dottrina della rigenerazione battesimale. Ma che cosa significa precisamente che il battesimo rigenera? E bisogna battezzare i bambini o soltanto i credenti consapevoli?

cattolica

Il battesimo opera la rigenerazione (regeneratio) ex opere operato. Catechismo 1262-1284: «Con il battesimo sono rimessi tutti i peccati, il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure tutte le pene del peccato. Infatti in coloro che sono stati rigenerati non rimane nulla che impedisca loro di entrare nel Regno di Dio» (CCC 1263). Tre effetti: (1) purificazione dai peccati; (2) nuova nascita nello Spirito Santo; (3) incorporazione alla Chiesa. Il battesimo imprime un carattere indelebile (CCC 1272). Posizione fortemente difesa contro gli anabattisti nel XVI secolo (Trento sess. VII, can. 13). Battesimo dei bambini obbligatorio nella Chiesa cattolica (Codice di diritto canonico, can. 867: i genitori devono procurare il battesimo ai figli nelle prime settimane). Fondato su: la necessità della grazia battesimale per la salvezza, le «famiglie» battezzate negli Atti, la tradizione apostolica attestata fin dal II secolo (Tertulliano, De baptismo; Origene, Commento a Romani V, 9, che parla di una tradizione «ricevuta dagli apostoli»). Questione dei bambini morti senza battesimo: la dottrina tradizionale del limbo (stato di felicità naturale ma senza visione beatifica) è stata rimessa in discussione dalla Commissione teologica internazionale nel 2007 (The Hope of Salvation for Infants Who Die Without Being Baptised).

ortodossa

Posizione ortodossa: rigenerazione battesimale affermata fortemente, in collegamento con la deificazione (theōsis). Il battesimo è «illuminazione» (phōtismos) e «nuova nascita». Triplice immersione (nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito). Trinità d’iniziazione: battesimo più crismazione più comunione eucaristica, celebrati insieme per i neonati e per tutti i nuovi convertiti adulti. Il bambino battezzato e crismato riceve immediatamente la comunione. Posizione pratica unica: il neonato cristiano ortodosso si comunica fin dal battesimo. Battesimo dei bambini obbligatorio nell’ortodossia. Giustificazione teologica: il peccato originale (inteso in ortodossia come «mortalità» e «propensione al peccato» più che come colpa ereditata alla maniera agostiniana) richiede la guarigione ontologica del battesimo. Il metropolita Ilarion Alfeev: «Il battesimo è la nostra Pasqua personale, il nostro passaggio dalla morte alla vita». Posizione contemporanea mantenuta.

riformata

Posizione riformata: battesimo come segno e sigillo dell’alleanza, non come causa efficiente ex opere operato della rigenerazione. Calvino (Istituzione IV, 15): il battesimo «non fa che siamo figli di Dio, ma testimonia e sigilla che lo siamo». Distinzione calviniana: la rigenerazione è opera dello Spirito Santo indipendentemente dal rito, il battesimo ne è il segno visibile e il sigillo sacramentale. Per gli eletti, battesimo e rigenerazione coincidono effettivamente; per i non eletti, il battesimo resta segno esterno senza efficacia interiore. Battesimo dei bambini difeso in coerenza con la teologia dell’alleanza (Abramo, Gen 17: alleanza con Abramo e la sua discendenza; i figli dei credenti sono inclusi nell’alleanza come i bambini ebrei erano circoncisi). Posizione della Confessione elvetica posteriore (1566, cap. XX) e di Westminster (1647, cap. XXVIII, art. 4: «Not only those that do actually profess faith in and obedience unto Christ, but also the infants of one, or both, believing parents, are to be baptized»). Posizione contemporanea mantenuta nelle Chiese riformate, ma con un’attenzione più contemporanea al posto della professione di fede (catechismo, confermazione) come atto di ricezione personale.

luterana

Posizione luterana: rigenerazione battesimale fortemente affermata. Lutero (Piccolo Catechismo, 1529, parte IV): «Il battesimo opera la remissione dei peccati, libera dalla morte e dal diavolo, dona la beatitudine eterna a tutti coloro che credono a ciò che dicono le parole e le promesse di Dio». La fede riceve la promessa divina legata al segno sacramentale. Posizione vicina al cattolicesimo sull’efficacia del battesimo, ma corretta da: (a) il battesimo opera mediante la Parola di Dio legata all’acqua (Piccolo Catechismo: «È l’acqua così compresa nel comandamento di Dio e legata alla parola di Dio»), non mediante il solo rito; (b) la fede è richiesta per ricevere il beneficio (fides accipit) — la grazia è offerta universalmente dal sacramento, ma giova soltanto a chi crede. Battesimo dei bambini difeso: i bambini hanno la fede ricevuta per dono dello Spirito (la fides infusa degli scolastici, ripresa dai luterani). Pratica pedobattista mantenuta in tutte le Chiese luterane tradizionali.

anglicana

Posizione anglicana: rigenerazione battesimale affermata nei Trentanove Articoli, art. XXVII («Baptism is not only a sign of profession, and mark of difference, whereby Christian men are discerned from others that be not christened, but it is also a sign of Regeneration or new birth, whereby, as by an instrument, they that receive baptism rightly are grafted into the Church»). Il Book of Common Prayer del 1662 (rito del battesimo) include la formula: «Seeing now, dearly beloved brethren, that this Child is regenerate, and grafted into the body of Christ’s Church…» — affermazione della rigenerazione battesimale. Battesimo dei bambini universalmente praticato nella Comunione anglicana. Tensioni interne nel XIX secolo: la controversia Gorham (1849-1850, giurista inglese che sosteneva che la rigenerazione battesimale non è automatica ma condizionata all’elezione divina) ha diviso la Chiesa d’Inghilterra. Gli anglocattolici (Pusey, Newman) difendevano una rigenerazione battesimale forte; gli evangelicali anglicani (Simeon, Ryle) la modulavano alla maniera calviniana. Posizione contemporanea equilibrata: rigenerazione battesimale affermata liturgicamente, ma con diverse interpretazioni teologiche.

anabattista

Posizione anabattista: rifiuto del battesimo dei bambini, pratica del battesimo del credente (believer’s baptism). Confessione di Schleitheim (1527, art. I): «Il battesimo dev’essere dato a tutti coloro che hanno imparato la penitenza e l’emendamento di vita, e che credono veramente che i loro peccati sono tolti da Cristo, e a tutti coloro che vogliono camminare nella risurrezione di Gesù Cristo ed essere sepolti con lui nella morte, per poter risorgere con lui». Tre criteri: (1) penitenza personale; (2) fede consapevole; (3) volontà di seguire Cristo. Il battesimo significa la rigenerazione già avvenuta, non la causa. Conseguenze storiche: il ribattesimo degli adulti che avevano ricevuto il battesimo infantile (donde il nome «anabattista» = ribattezzatore) è divenuto un atto di disobbedienza civile nel XVI secolo, punito con la morte dal diritto imperiale (editto di Spira 1529). Felix Manz, primo martire anabattista, annegato a Zurigo nel 1527 per decisione di Zwingli («chi ribattezza sia annegato» — applicazione ironica del battesimo come esecuzione). Posizione contemporanea: mennoniti, battisti (usciti indirettamente dall’anabattismo attraverso i battisti inglesi del XVII secolo), fratelli e pentecostali praticano il battesimo del credente. Modalità: generalmente per immersione totale, che significa la morte e la risurrezione con Cristo (Rm 6).

Sintesi

Il battesimo è uno dei sacramenti/ordinanze più disputati tra le confessioni cristiane. Tre assi: (a) efficacia (rigenerazione ex opere operato cattolico-ortodossa contro rigenerazione per fede luterana contro segno e sigillo riformato contro professione di fede anabattista); (b) soggetto (pedobattesimo cattolico, ortodosso, luterano, riformato e anglicano contro battesimo del credente anabattista); (c) modalità (immersione, aspersione, infusione). Tt 3,5 («lavacro di rigenerazione») è letto diversamente secondo le tradizioni: effetto sacramentale reale (cattolici, ortodossi, luterani, anglicani), segno e sigillo dell’alleanza (riformati), segno della rigenerazione già avvenuta per fede (anabattisti). I dialoghi ecumenici moderni (BEM 1982, Battesimo, Eucaristia, Ministero) hanno ottenuto una convergenza notevole: riconoscimento comune del battesimo come «partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo», ma senza risolvere il disaccordo sul pedobattesimo. Il riconoscimento reciproco del battesimo tra la maggior parte delle Chiese cristiane (salvo alcune Chiese battiste e anabattiste strette) costituisce un avanzamento ecumenico maggiore.

Grazia universale e predestinazione

Tt 2,11 («la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini») è letto diversamente secondo le tradizioni: universalismo della portata (cattolico, arminiano, luterano classico) contro elezione particolare (calvinismo riformato stretto). Questa disputa struttura la soteriologia cristiana dal V secolo (Agostino contro Pelagio).

cattolica

Posizione cattolica: Dio vuole salvare tutti gli uomini (1 Tm 2,4; Tt 2,11). La grazia salvifica è offerta universalmente. Cristo è morto per tutti (universalità della redenzione). Tuttavia è richiesta la libera cooperazione dell’uomo (mediante la grazia preveniente) per la salvezza effettiva. Posizione sintetizzata al concilio di Trento (sess. VI, 1547, Decretum de iustificatione): (a) il peccato originale ha ferito ma non distrutto la libertà umana; (b) la grazia preveniente precede ogni disposizione umana al bene; (c) l’uomo coopera liberamente (senza meritare in senso stretto) alla propria giustificazione; (d) la perseveranza fino alla fine è necessaria e richiede la grazia. Posizione contro Lutero (De servo arbitrio, 1525) che affermava la schiavitù della volontà; e contro Pelagio (condannato a Cartagine 411-418 e a Efeso 431). Posizione contro il giansenismo (Giansenio, Augustinus, 1640, condannato da Innocenzo X in Cum occasione 1653) che irrigidiva l’agostinismo nel senso di una grazia irresistibile per gli eletti. Il Vaticano II, Lumen gentium 16 e Gaudium et spes 22, riafferma l’universalità dell’offerta della salvezza, estesa ai non cristiani di buona volontà.

ortodossa

Posizione ortodossa: sinergia (synergeia) tra la grazia divina e la libertà umana. Nessuna predestinazione assoluta alla maniera agostiniana. Massimo il Confessore (VII secolo) e Giovanni Damasceno (VIII secolo) sistematizzano: Dio offre universalmente la salvezza (philanthrōpia divina, Tt 3,4), l’uomo vi coopera liberamente mediante le opere della virtù e i sacramenti. La deificazione (theōsis) è un processo sinergico. Prescienza divina riconosciuta (Dio conosce in anticipo le scelte libere), ma non predestinazione causale (Dio non determina le scelte). Rifiuto categorico della predestinazione calvinista. Rifiuto anche del pelagianesimo stretto (la grazia è necessaria ma non sopprime la libertà). Posizione contemporanea mantenuta. Vladimir Losskij (Teologia mistica della Chiesa d’Oriente, 1944): «L’Oriente e l’Occidente s’incontrano nella dottrina della necessità della grazia, ma divergono profondamente sulla sua natura». L’Oriente preserva la libertà umana come immagine di Dio indelebile.

riformata

Posizione riformata classica: elezione incondizionata e predestinazione doppia. Calvino (Istituzione III, 21-24): Dio, nel suo decreto eterno, ha eletto alcuni alla salvezza e ha riprovato gli altri. L’elezione è incondizionata (non fondata sulla prescienza delle opere o della fede), sovrana, particolare. Il sinodo di Dordrecht (1618-1619), rispondendo all’arminianesimo, formalizza i cinque punti TULIP: Total depravity (corruzione totale), Unconditional election (elezione incondizionata), Limited atonement (redenzione limitata agli eletti), Irresistible grace (grazia irresistibile), Perseverance of the saints (perseveranza dei santi). Westminster (1647, cap. III) riprende la dottrina. Interpretazione di Tt 2,11: «tutti gli uomini» = «tutte le categorie di uomini» (giudei, greci, schiavi, liberi, uomini, donne — come enumerati nel codice domestico 2,1-10), non «ogni uomo individualmente». Allo stesso modo 1 Tm 2,4 («Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati») è letto come «tutte le categorie». Posizione fortemente contestata dagli arminiani olandesi (rimostranti, 1610) e dai metodisti wesleyani. Posizione contemporanea mantenuta nel calvinismo confessionale (PCA, OPC, URCNA, Free Church of Scotland); modulata nel calvinismo contemporaneo (J. I. Packer, Tim Keller, John Piper); abbandonata nel calvinismo liberale.

luterana

Posizione luterana: tensione preservata tra universalità dell’offerta della salvezza e particolarità dell’elezione. Lutero (De servo arbitrio, 1525) affermava fortemente la schiavitù della volontà e l’elezione sovrana, contro Erasmo. Ma la Formula di Concordia (1577, art. XI) tempera: (a) la predestinazione alla vita è affermata, ma senza decretum reprobationis simmetrico (rifiuto della riprovazione positiva alla maniera calvinista); (b) la grazia è universalmente offerta mediante i mezzi di grazia (Parola e sacramenti); (c) coloro che sono salvati lo sono per grazia sovrana; coloro che sono perduti lo sono per propria colpa (resistenza alla grazia). Questa posizione è detta talvolta asimmetrica o monergista sulla salvezza, libertaria sulla perdizione. Posizione contemporanea mantenuta: Chiesa luterana di Germania (EKD), Svezia, Norvegia, Finlandia, ELCA, Sinodo del Missouri. Tensione classica: come articolare grazia sovrana e responsabilità umana? La Formula di Concordia rinvia a un mistero che la ragione non può risolvere.

anglicana

Posizione anglicana: via media tra calvinismo e arminianesimo. I Trentanove Articoli, art. XVII (1571), sono redatti deliberatamente ambigui sulla predestinazione: «Predestination to Life is the everlasting purpose of God […] whereby (before the foundations of the world were laid) he hath constantly decreed by his counsel secret to us, to deliver from curse and damnation those whom he hath chosen in Christ out of mankind». L’articolo afferma la predestinazione alla vita senza definire la doppia predestinazione. Storia anglicana: (a) periodo elisabettiano maggioritariamente calvinista (Whitgift, Lambeth Articles 1595); (b) caroline divines (Andrewes, Laud, Cosin) più arminiani e sacramentali; (c) metodismo wesleyano (uscito dalla Chiesa d’Inghilterra nel XVIII secolo): arminianesimo evangelicale stretto (John Wesley, Predestination Calmly Considered, 1752, contro Whitefield calvinista). Posizione contemporanea estremamente diversificata: evangelicali anglicani moderatamente calvinisti, anglocattolici arminiano-sacramentali, liberali universalisti. La Comunione anglicana non ha deciso dogmaticamente.

anabattista

Posizione anabattista: rifiuto della predestinazione calvinista, affermazione della libertà umana e della responsabilità personale. La Confessione di Schleitheim (1527) non affronta esplicitamente la predestinazione, ma la pratica anabattista suppone: (a) penitenza e conversione libere e consapevoli; (b) battesimo del credente come atto di volontà; (c) etica di discepolato che esige l’impegno personale. La Confessione di Dordrecht (1632), art. III: Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati, il Vangelo è offerto universalmente, la ricezione richiede la fede libera. Posizione vicina all’arminianesimo classico, che essa prefigura storicamente (Jacob Arminius, 1560-1609, è stato influenzato dal pensiero anabattista). Posizione contemporanea: mennoniti, battisti, metodisti e pentecostali affermano in maggioranza l’universalità della grazia e la libertà umana. Una frangia battista riformata (Reformed Baptists, storicamente Charles Spurgeon) mantiene una teologia calvinista con battesimo del credente. Questa posizione «battista calvinista a cinque punti» è minoritaria ma visibile.

Sintesi

La dottrina della grazia e della predestinazione struttura profondamente le soteriologie confessionali. Tre posizioni strutturali: (a) sinergia grazia-libertà (cattolica, ortodossa, arminiano-metodista, anabattista-battista maggioritaria); (b) elezione incondizionata con predestinazione doppia (calvinismo confessionale stretto, battisti riformati); (c) elezione asimmetrica o tensione assunta (luteranesimo, anglicanesimo via media). Tt 2,11 («grazia per tutti gli uomini») è mobilitato da tutti ma interpretato diversamente secondo il quadro teologico. I dialoghi ecumenici moderni (in particolare la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione del 1999, cattolico-luterana, estesa ai metodisti nel 2006 e ai riformati nel 2017) hanno avvicinato le posizioni sulla sola gratia, ma senza risolvere le divergenze sulla predestinazione. La Dichiarazione congiunta rappresenta l’avanzamento ecumenico maggiore: riconoscimento che cattolici, luterani, metodisti e riformati concordano sul fatto che la giustificazione è per sola grazia ricevuta nella fede, anche se le modalità di articolazione differiscono.

Codici domestici e uguaglianza cristiana

Tt 2,1-10 è uno dei principali codici domestici del NT. Articola la vita cristiana per categorie (anziani, anziane, giovani, schiavi) con gerarchia sociale assunta. Come leggere questo testo in una società moderna che ha abolito la schiavitù e che interroga profondamente i ruoli di genere?

cattolica

Posizione cattolica: riconoscimento della complementarità uomo-donna nella vita familiare, ma evoluzione importante sulla schiavitù (condannata da Leone XIII, In plurimis 1888; definitivamente dal Vaticano II e da Giovanni Paolo II, Veritatis splendor 1993). Familiaris consortio (Giovanni Paolo II, 1981) e Mulieris dignitatem (1988) sviluppano una teologia della complementarità: uomini e donne sono uguali in dignità ontologica e battesimale (Gal 3,28), ma differenti nei loro ruoli propri (paternità-maternità, ministeri propri). Il «codice domestico» di Tt 2 ed Ef 5 è letto nella teologia del corpo (Giovanni Paolo II, catechesi del mercoledì 1979-1984): la sottomissione della sposa al marito è reciproca (Ef 5,21: «siate sottomessi gli uni agli altri») e cristologica (Cristo-Chiesa). Posizione contemporanea cattolica: rifiuto insieme del patriarcato tradizionale (matrimonio gerarchico stretto) e dell’egualitarismo indifferenziato (negazione delle specificità sessuali). Distinzione mantenuta tra vocazioni sacramentali (sacerdozio riservato agli uomini, maternità riservata alle donne) e uguaglianza fondamentale. Documento recente: Spiritus Domini (Francesco, 2021) apre il lettorato e l’accolitato alle donne.

ortodossa

Posizione ortodossa: tipologia Cristo-Adamo/Chiesa-Eva che struttura l’antropologia liturgica. Distinzione dei ruoli mantenuta, fondata sull’ordine creazionale e sulla tipologia sacramentale. Il codice domestico di Tt 2 ed Ef 5 è letto come espressione di un ordine teologico permanente, non come adattamento culturale superato. Schiavitù: a lungo tollerata dalle Chiese ortodosse (Impero bizantino, poi Impero russo), abolita progressivamente (Russia 1861 con Alessandro II). Posizione contemporanea: condanna morale della schiavitù, ma senza revisione teologica sistematica dei testi del NT che la presuppongono. Ruoli di genere: mantenimento delle distinzioni tradizionali nella liturgia (donne velate, separazione uomini-donne in certe parrocchie, accesso limitato al santuario). La teologa ortodossa Élisabeth Behr-Sigel (1907-2005) ha interrogato queste pratiche dall’interno, ma le sue posizioni sull’ordinazione delle donne restano minoritarie. Posizione contemporanea fondamentalmente conservatrice ma con dialogo interno crescente.

riformata

Posizione riformata storica: codice domestico cristiano accolto come ordine divino per la famiglia e la società. Calvino (Commento a Tito): le distinzioni tra sposi e spose, genitori e figli, padroni e schiavi sono volute da Dio per l’ordine civile ed ecclesiale. Posizione condivisa dalla quasi totalità del protestantesimo fino al XX secolo. Abolizionismo protestante nel XIX secolo (Wilberforce, quaccheri, wesleyani, metodisti, alcuni presbiteriani): la dignità battesimale (Gal 3,28) sovrasta i testi apparentemente schiavisti. Lotta lunga e difficile contro le Chiese sudiste americane che hanno difeso teologicamente la schiavitù. Evoluzione sui ruoli di genere: le Chiese riformate hanno massicciamente adottato l’egualitarismo nei secoli XX-XXI (ordinazione delle donne, matrimonio paritario). Posizione contemporanea: (a) i riformati evangelicali complementaristi (PCA, OPC) mantengono la lettura tradizionale dei codici domestici; (b) i riformati mainline (PCUSA, Chiesa evangelica riformata del Cantone di Vaud, Chiesa protestante unita di Francia, RCA) hanno adottato una lettura storico-culturale che relativizza i codici domestici.

luterana

Posizione luterana: la dottrina dei due regni (Zwei Reiche) struttura la lettura del codice domestico. Lutero (Von weltlicher Obrigkeit, 1523): Dio governa il mondo mediante due regni — spirituale (Vangelo, Chiesa) e temporale (Legge, Stato, famiglia). Il codice domestico appartiene al regno temporale, ordinato dalla creazione e dalla provvidenza divina. Ciò permette ai luterani di mantenere l’ordine familiare e sociale tradizionale senza farne un dogma religioso. Schiavitù: condannata moralmente dal XIX secolo, senza revisione dogmatica sistematica. Ruoli di genere: evoluzione notevole. Il luteranesimo tedesco, svedese, finlandese e norvegese ha ordinato donne al pastorato (dal 1958-1968 secondo i Länder) e all’episcopato (Antje Jackelén arcivescova di Uppsala 2014-2022). Posizione contemporanea maggioritaria della Federazione luterana mondiale: integrazione dell’uguaglianza uomo-donna in tutti i ministeri, lettura storico-culturale dei codici domestici. Posizione minoritaria conservatrice: Sinodo del Missouri (LCMS) e Sinodo del Wisconsin (WELS) mantengono le letture tradizionali.

anglicana

Posizione anglicana: lunga evoluzione dalle Homilies elisabettiane (che difendevano l’ordine patriarcale) fino all’ordinazione delle donne (Florence Li Tim-Oi 1944, presbiterale 1976-1994 secondo le province, episcopale 1989 con Barbara Harris in Massachusetts) e all’arcivescovado femminile di Canterbury (Sarah Mullally, insediata il 25 marzo 2026 — prima donna a questa sede primaziale). Anglicanesimo storico sulla schiavitù: ambiguo (le Chiese anglicane dei Caraibi e del Sud degli Stati Uniti hanno a lungo tollerato la schiavitù), poi abolizionista maggiore (Wilberforce, Church Missionary Society). Ruoli di genere: profonda trasformazione nei secoli XX-XXI. Posizione contemporanea: (a) le province del Nord (Chiesa d’Inghilterra, Episcopal Church USA, Chiesa anglicana del Canada, Chiesa anglicana d’Australia) ordinano le donne a tutti i ministeri, celebrano matrimoni tra persone dello stesso sesso (con variazioni); (b) le province del Sud (GAFCON, Nigeria, Uganda, Kenya) mantengono le posizioni tradizionali. Tensioni interne maggiori (consacrazione di Gene Robinson 2003, scisma parziale ACNA 2009, rifondazione continua). Lettura dei codici domestici: maggioritariamente storico-culturale nelle province del Nord; tradizionale nel Global South.

anabattista

Posizione anabattista: uguaglianza battesimale radicale in linea di principio (priesthood of all believers), tensioni storiche sulla messa in pratica. Anneken Jans, anabattista martire del 1539, mostra che le donne anabattiste del XVI secolo erano teologicamente attive. Sara Davidsdotter, predicatrice anabattista svedese del XVI secolo. Ma la pratica anabattista si è spesso conformata alle norme patriarcali europee. Evoluzione moderna: (a) i mennoniti mainline (MC USA, MC Canada, mennoniti europei della Conferenza mennonita mondiale) ordinano le donne al pastorato dagli anni Ottanta; (b) amish e Old Order Mennonites conservano gli ordini tradizionali (uomini pastori e vescovi, donne madri e spose, abiti distintivi); (c) battisti divisi (la Convenzione battista del Sud si è irrigidita nel 2000 contro l’ordinazione femminile; battisti europei e progressisti aperti). Schiavitù: gli anabattisti storici (Nordamerica, Paesi Bassi) sono stati tra i primi abolizionisti (quaccheri, fratelli, mennoniti). Quaccheri (Society of Friends): da Margaret Fell (Women’s Speaking Justified, 1666) e George Fox, riconoscimento della predicazione femminile. I quaccheri sono una delle tradizioni cristiane più precocemente egualitarie.

Sintesi

I codici domestici (Tt 2,1-10; Col 3,18 – 4,1; Ef 5,21 – 6,9; 1 Pt 2,18 – 3,7) sono tra i testi più interrogati del NT contemporaneo. Tre assi strutturano le posizioni: (a) schiavitù — consenso contemporaneo universale di condanna, malgrado i testi del NT che la presuppongono; questa unanimità mostra che un’ermeneutica storico-culturale è possibile e necessaria; (b) ruoli di genere — divisioni persistenti tra complementarismo (CBMW, cattolicesimo, ortodossia, mennoniti Old Order, Convenzione battista del Sud, alcune province anglicane del Sud) ed egualitarismo (CBE, anglicanesimo mainline, luteranesimo della Federazione luterana mondiale, mennoniti mainline, quaccheri, riformati mainline); (c) autorità gerarchica familiare — modulata ovunque, abbandonata in alcune tradizioni, mantenuta con sfumature in altre. La questione ermeneutica è centrale: come leggere un testo antico nel suo contesto d’origine e nella sua autorità normativa contemporanea? La traiettoria di Gal 3,28 («non c’è più giudeo né greco, non c’è più schiavo né libero, non c’è più uomo né donna») come principio critico sovraordinato ai codici domestici è largamente accolta nelle tradizioni mainline. Sarah Mullally a Canterbury nel 2026 simboleggia il compimento di una traiettoria che avrà richiesto diciannove secoli.

Ricezione storica

Ricezione patristica (II-V sec.)

Policarpo (Fil., possibile) cita Tito. Ireneo (Adversus Haereses I, 16, 3; III, 3, 3) cita Tt 3,10-11. Tertulliano (De praescriptione 6) cita Tt 3,10 sull’eretico. Giovanni Crisostomo (Omelie su Tito) produce il commento patristico maggiore, fondativo per la lettura orientale. Girolamo e Agostino (Commento) sviluppano la lettura occidentale. Tt 3,5 (rigenerazione battesimale) è citato da Cipriano (Ep. 73, 5) e da Agostino (De baptismo) nella controversia donatista, e strutturato in dottrina della rigenerazione battesimale già dal V secolo.

Ricezione medievale

La Glossa ordinaria commenta Tito. Tommaso d’Aquino (Lectura super Epistolas Pauli) legge Tito in una teologia sacramentale del battesimo e del ministero ordinato. Bonaventura e Pietro Lombardo (Sentenze IV) sistematizzano. La controversia catara nei secoli XII-XIII si appoggia su Tt 3,10 («sta’ lontano da chi è fazioso») per fondare la disciplina ecclesiale e inquisitoriale.

Ricezione della Riforma

Lutero e Calvino commentano Tito. Calvino (Commento a Tito, 1549) ne fa una lettura centrale per la teologia pastorale e sacramentale. Tt 2,11 (grazia universale) e Tt 3,5 (battesimo di rigenerazione) sono citati nelle confessioni di fede. Il concilio di Trento (sess. VII, 1547) sistematizza la rigenerazione battesimale ex opere operato, in riferimento a Tt 3,5. Gli anabattisti (Schleitheim 1527) difendono il battesimo del credente contro i magisteriali. Il sinodo di Dordrecht (1618-1619) sistematizza il TULIP con interpretazione calvinista di Tt 2,11.

Ricezione moderna (XIX-XXI sec.)

La critica dell’autenticità paolina (Schleiermacher 1807, Holtzmann 1880) si estende a Tito insieme alle altre pastorali. Il movimento abolizionista del XIX secolo (Wilberforce, Wesley, Lincoln) rivisita Tt 2,9-10 (schiavi sottomessi) alla luce di Gal 3,28. La critica femminista (Schüssler Fiorenza 1983, Osiek, Tamez, Schottroff) legge i codici domestici di Tt 2,1-10 come regressione patriarcale. Il Vaticano II, Lumen gentium 16 e Gaudium et spes 22, sviluppa la grazia universale di Tt 2,11. La Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione (1999) avvicina cattolici e luterani sulla sola gratia. Ordinazione delle donne nella maggior parte delle Chiese protestanti e anglicane, culminante con Sarah Mullally a Canterbury nel marzo 2026. Letture contemporanee dei codici domestici massicciamente storico-culturali nelle tradizioni mainline, complementariste negli evangelicali conservatori.

Approfondimenti esegetici

Dossier tematici sui punti in cui l’esegesi contemporanea dibatte ancora: testi chiave, filologia, storia della ricezione.

La lettera a Tito, la più breve delle Pastorali, è indirizzata a un collaboratore lasciato a Creta per organizzarvi le Chiese. Condensa in tre capitoli l’essenziale della teologia delle Pastorali, e i suoi due passi sulla grazia, 2,11-14 e 3,4-7, sono tra i più densi del corpus.

Le Pastorali: un dossier comune

1 Timoteo, 2 Timoteo e Tito formano un gruppo, chiamato «Pastorali» da Paul Anton nel 1726, la cui autenticità è discussa come un tutto. Schleiermacher aprì il dibattito nel 1807 per 1 Timoteo, Eichhorn lo estese alle tre nel 1812, e da Baur in poi la maggioranza della critica le ritiene pseudepigrafe, redatte verso il 90-110. Gli argomenti sono convergenti: un vocabolario di cui più di un terzo è estraneo alle altre lettere, con termini tardivi come «pietà» (εὐσέβεια) e «sana dottrina»; un’organizzazione ecclesiale con vescovi, presbiteri e diaconi istituiti; una teologia in cui la fede è divenuta un deposito (παραθήκη) da custodire più che una relazione; e l’impossibilità di collocare i viaggi supposti nella cronologia degli Atti, se non postulando una liberazione di Paolo dopo At 28 e una seconda prigionia, che 1 Clemente 5 e il canone di Muratori suggeriscono senza stabilirla. I difensori dell’autenticità, minoritari, invocano il ruolo di un segretario, Luca secondo alcuni, e il cambiamento di genere: lettere a collaboratori e non a Chiese.

Tito e Creta

Tito, greco incirconciso che Paolo rifiutò di far circoncidere a Gerusalemme (Gal 2,3), fu l’emissario di Paolo a Corinto nella crisi di 2 Corinzi (2 Cor 7,6-16; 8,16-24). Gli Atti non lo menzionano mai, silenzio che ha incuriosito. La lettera lo suppone a Creta, dove nessuna missione paolina è attestata altrove, il che esige o la seconda prigionia, o la pseudepigrafia. Il ritratto dei Cretesi, «sempre bugiardi, brutte bestie, ventri pigri» (1,12), cita Epimenide di Cnosso, poeta del VI secolo, e pone il paradosso logico del cretese che dice che i cretesi mentono, già noto agli antichi.

Struttura

SezioneRiferimentoContenuto
I presbiteri1,5-9Costituire presbiteri in ogni città; il vescovo «amministratore di Dio»
I falsi maestri1,10-16«Soprattutto quelli della circoncisione»; le favole giudaiche
Il codice comunitario2,1-10Vecchi, donne anziane, giovani donne, giovani, schiavi
Il fondamento2,11-15«È apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini»
Le autorità e il lavacro della rigenerazione3,1-11Sottomissione alle autorità; la salvezza «non per opere di giustizia da noi compiute»

Il lavacro della rigenerazione (3,4-7)

«Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non per opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia, mediante il lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna.»
Tito 3,4-7

Il passo, verosimilmente una formula battesimale, è il più paolino delle Pastorali nella sua teologia: la salvezza per misericordia e non per le opere, la giustificazione per grazia. Il «lavacro della rigenerazione» (λουτρὸν παλιγγενεσίας) designa il battesimo, e il versetto è stato centrale nella dottrina della rigenerazione battesimale: il battesimo opera la rigenerazione, lettura cattolica e luterana, o la significa, lettura riformata? Il termine φιλανθρωπία, «amore per gli uomini», applicato a Dio, è un prestito dal vocabolario dei benefici imperiali, e l’«epifania» della bontà divina (3,4; 2,11) riprende il vocabolario delle apparizioni salvatrici degli dèi e dei sovrani, rivolto verso il Cristo.

Bibliografia selettiva

Riferimenti selezionati secondo le convenzioni del SBL Handbook of Style (2ª ed., 2014).

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  • Mounce, William D. Pastoral Epistles. WBC 46. Nashville : Thomas Nelson, 2000.
  • Knight, George W., III. The Pastoral Epistles. NIGTC. Grand Rapids : Eerdmans, 1992.
  • Quinn, Jerome D. The Letter to Titus. AB 35. New York : Doubleday, 1990.
  • Johnson, Luke Timothy. Letters to Paul's Delegates : 1 Timothy, 2 Timothy, Titus. NTC. Valley Forge : Trinity Press, 1996.
  • Redalié, Yann. Paul après Paul : le temps, le salut, la morale selon les épîtres à Timothée et à Tite. Le Monde de la Bible 31. Genève : Labor et Fides, 1994.
  • Towner, Philip H. The Letters to Timothy and Titus. NICNT. Grand Rapids : Eerdmans, 2006.
  • Dibelius, Martin, et Hans Conzelmann. Die Pastoralbriefe. HNT. 4e éd. Tübingen : Mohr Siebeck, 1966.
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  • Jeremias, Joachim. Infant Baptism in the First Four Centuries. Philadelphia : Westminster, 1960.
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  • Fabris, Rinaldo. Le lettere di Paolo. 3 voll. Roma: Borla, 1990.
  • Tamez, Elsa. Lotta per la vita. Le lettere pastorali. Torino: Claudiana, 2007.

Complementi

  • Redalié, Yann. Paul après Paul. Genève : Labor et Fides, 1994.
  • Spicq, Ceslas. Les Épîtres pastorales. Paris : Gabalda, 1969.
  • Marshall, I. Howard. The Pastoral Epistles. ICC. Édimbourg : T&T Clark, 1999.

Vedi anche

Quiz — La Lettera a Tito

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